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martedì 24 febbraio 2026

LA FORESTA DEI PIGMEI: LA FINE DELLA SAGA DI AQUILA E GIAGUARO

Come solitamente avviene in ogni trilogia che si rispetti, a La città delle bestie e Il regno del drago d’oro si affianca puntualmente anche La foresta dei pigmei, terza ed ultima parte della nuova serie romanzesca per ragazzi intitolata complessivamente Le memorie di Aquila e Giaguaro, che Isabel Allende, classe 1942, ha voluto dedicare ai suoi lettori più giovani. Anche stavolta l’autrice de La casa degli spiriti ha architettato una trama a base di avventura, viaggio, magia e buoni sentimenti come nelle due tappe precedenti: in particolare la storia al centro de La foresta dei pigmei pare mutuare in modalità inquietanti il soggetto di Indiana Jones e il tempio maledetto che, per la cronaca, a detta unanime della critica è sempre stato ritenuto l’anello debole della trilogia spilberghiana. Invece del mitico Indy i due protagonisti dell’ultima fatica di Isabel Allende sono Alex e Nadia (Giaguaro e Aquila nelle loro identità totemiche), due adolescenti legati da un indissolubile legame d’amicizia forgiato nella foresta amazzonica e cementato in un’avventurosa trasferta tra le cime dell’Himalaya: nuovamente arruolati dall’inossidabile Kate Cold, la nonna giornalista di Alex, i due ragazzi ritrovano il gruppo di inviati del “National Geographic” dei due precedenti episodi, stavolta diretti alla volta dell’Africa nera per un reportage sui safari a dorso d’elefante. Ma già all’arrivo a Nairobi, Alex e Nadia si rendono conto che ne La foresta dei pigmei li attende una delle loro ‘solite’ avventure quando un’indovina li avverte che solo restando uniti riusciranno ad uscire indenni dall’incontro con un terribile mostro a tre teste. Nonostante l’ammonimento, solo alla fine della settimana successiva, quando la coraggiosa pilota Angie si accinge a riportare la spedizione alla civiltà, entra in scena uno squinternato missionario, fratel Ferdinando, alla disperata ricerca di due confratelli sperduti in una regione praticamente inaccessibile, e convince l’équipe giornalistica ad accompagnarlo a Ngombué, la possibile meta dei due religiosi dispersi. La deviazione costa cara alla spedizione: costretti ad un atterraggio di fortuna nella giungla, i nostri eroi sono soccorsi da una tribù di pigmei che spiega loro come la loro pacifica vita di un tempo sia stata irreversibilmente sconvolta dall’arrivo del terribile re Kosongo, dal violento capo militare Mbembelé e dal tetro stregone Sembo. Da quel momento la loro tribù è stata ridotta in schiavitù: gli uomini costretti a cacciare gli elefanti per l’avorio delle loro zanne ed a cercare diamanti, le donne obbligate a svolgere la manuntezione del villaggio, i bambini tenuti come ostaggi per ritorsione. Ma con un pizzico di soprannaturale l’armonia tornerà a regnare nel cuore dell’Africa nera e i pigmei torneranno liberi, mentre l’amicizia adolescenziale dei due giovani protagonisti è destinata a sfociare in qualcosa di più. Isabel Allende si dipana con la consueta sagacia narrativa tra realismo magico e senso ecologico anche nel suo terzo romanzo per ragazzi, che acconterà comunque anche il palato dei lettori adulti, per quanto i veri romanzi allendiani siano veramente un’altra cosa... La foresta dei pigmei, comunque, si fa leggere piacevolmente fino alla fine, ci fa ritrovare i personaggi ormai noti mostrandoci anche l'intrigante evoluzione sentimentale dei due protagonisti. Da provare.

Isabel Allende, La foresta dei pigmei, Milano, Feltrinelli, 2005; pp. 192

IL REGNO DEL DRAGO D'ORO: LA SAGA DI ALEX E NADIA, PARTE SECONDA

È l'attesa parte seconda della saga avventurosa per ragazzi di Isabel Allende, classe 1942, la più nota scrittrice cilena contemporanea, l'episodio di mezzo di una trilogia dedicata ai lettori più giovani, l'ultima scommessa di un'autrice in cerca di nuove sfide in territori narrativi finora inesplorati. Nel secondo capitolo delle avventure di Nadia e Alex, che avevamo imparato a conoscere con i nomi totemici di Aquila e Giaguaro, dalla foresta amazzonica si torna in viaggio stavolta sui picchi innevati dell’Himalaya, al solito con i due ragazzi mascottes d’eccezione nella spedizione giornalistica promossa dal “National Geographic" e capeggiata da Kate Cold, l’anziana ma inarrestabile nonna di Alex. Rispetto alla dimensione magico-ecologista che caratterizzava la prima avventura stavolta l’atmosfera narrativa si tinge di spiritualità buddista conservando i molteplici richiami New Age, anche perché la Allende da scrittrice consumata sa bene che la ricetta vincente non si cambia mai in corso d’opera. Alex, Nadia e nonna Kate approdano così al Regno Proibito, un minuscolo ma paradisiaco paese arroccato tra le montagne dell’Himalaya e protetto da un pacifico isolamento contemplativo che perdura ormai da secoli. Nel frattempo l’avido Collezionista, il secondo uomo più ricco del mondo, ha commissionato all’infallibile Specialista – capo di un’organizzazione criminale nota solo ai pochi che possono permettersene i servigi – l’arduo furto del Drago d’Oro, una preziosa statua dotata di poteri divinatori che il committente vorrebbe usare per impadronirsi dello scettro di primo plutocrate a livello mondiale. Ovviamente ne Il regno del Drago d’Oro il piano dei cattivi andrà ad incrociarsi con la spedizione di nonna Kate, i cui giovani pupilli avranno modo di risolvere eroicamente l’ingarbugliata situazione col piccolo aiuto di un monaco buddista, del suo allievo (l’erede designato al trono del Regno Proibito) ed infine dei mitici yeti – dopo le bestie amazzoniche della puntata apripista della trilogia, nell’ultima la Allende magari si servirà del mostro di Lochness, chissà... –. Il variegato gruppo dei buoni dovrà vedersela in particolare con gli spietati Guerrieri blu della famigerata Setta dello Scorpione, un’amorale cricca di mercenari assoldata dallo Specialista per sbrigare il lavoro sporco. Neanche a dirlo, dopo aver superato infinite difficoltà, eventi altamente drammatici e l’immancabile colpo a sorpresa finale, il bene finirà per trionfare. Nel complesso Il regno del Drago d’Oro è un esempio di narrativa di consumo che si fa leggere d’un fiato ed a tratti si rivela perfino appassionante, a patto di abbassare le barriere della credibilità e prendere per buone le tante sequenze poco plausibili. Il romanzo ad ogni modo si attesta sul livello medio del precedente La città delle bestie, dunque i lettori soddisfatti dell’ultima fase creativa della Allende saranno accontentati anche stavolta. Per tutti gli altri (gli insoddisfatti) sarà invece consigliabile saltare a piè pari questa ennesima escursione allendiana nell’accidentato territorio della narrativa avventurosa per ragazzi (e magari anche il terzo ed ultimo atto) ed attendere con fiducia il ritorno della scrittrice cilena alle romanzesche saghe familiari finora praticate con indiscutibile talento da La casa degli spiriti in poi. Ma i lettori adolescenti potrebbero restarne estasiati, perché no? In fondo la saga è pensata per loro... 

Isabel Allende, Il regno del Drago d'Oro, Milano, Feltrinelli, 2003; pp. 257

LA CITTÀ DELLE BESTIE: NARRATIVA ALLENDIANA PER RAGAZZI

Isabel Allende, nata a Lima nel 1942 ma vissuta in Cile fino al golpe del 1973, è una scrittrice che non ha bisogno di presentazioni di sorta: basta pensare alla qualità della sua produzione dall’esordio nel 1982 con La casa degli spiriti fino ai più recenti Inès dell'anima mia e Violeta. La città delle bestie costituisce l’ennesimo esempio di perfetta sintesi tra i temi cari alla Allende (la magia delle piccole cose, l’inspiegabile, l’avversità, la complessità dei rapporti familiari, l’avventura) e la sua vena di narratrice pura, capace di inchiodare il lettore alla storia fin dalle prime pagine. In tal senso anche questo libro è l’ennesima conferma alla consolidata regola: nel breve volgere del primo capitolo la Allende ci proietta a piè pari, dalla prospettiva del quindicenne protagonista Alex, in una crisi familiare innescata da una grave malattia della madre, che rischia di preludere alla dissoluzione della famiglia in questione. Per tentare di risolvere il problema il gruppo di Alex dovrà dividersi e il giovane protagonista dovrà vivere una grande avventura in compagnia di Kate, l’eccentrica nonna paterna, reporter di professione, anziana ma ancora validissima. Già da questa sintetica anticipazione sulla trama si evince però una piccola ma sostanziale differenza rispetto alla precedente produzione della Allende: anziché puntare sul ‘consueto’ romanzo ambientato parzialmente (o integralmente) in un passato più o meno lontano, stavolta la scrittrice cilena sembra aver scelto l’attualità (ovviamente in ossequio alle sue tematiche privilegiate), ricercando l’attenzione di una fascia di pubblico più giovanile – e non a caso La città delle bestie costituisce il primo capitolo di una trilogia dedicata alle nuove generazioni –. La storia in sé segue le perizie di una spedizione scientifica finanziata dalla prestigiosa rivista “International Geographic”, diretta verso il cuore profondo dell’Amazzonia in cerca di risposte al mistero di una bestia mostruosa ed imponente che suole paralizzare con un odore ripugnante le sue sfortunate vittime. Del gruppo, oltre ad Alex e Kate, fanno parte anche un fotografo inglese con assistente messicano al seguito, un antropologo francese prestigioso quanto arrogante, una bella dottoressa brasiliana, la guida locale e sua figlia, la tredicenne Nadia, di madre inglese ma sempre vissuta in rapporto simbiotico con la foresta amazzonica, di cui conosce tutti i segreti, come pure gli idiomi degli indios. I due ragazzi in breve diventeranno amici inseparabili, scopriranno un intrigo interno alla variegata spedizione che minaccia di sterminare le tribù locali, saranno entrambi catturati dal misterioso Popolo della Nebbia (una tribù di indios vissuti in isolamento pressoché totale dall’alba dei tempi), si ritroveranno in una città perduta nel mito (magari in cui zampilla perfino una leggendaria acqua di lunga vita) e, ovviamente, scopriranno il mistero della bestia, decisamente più complicato di quanto ci si potrebbe immaginare a priori. Il tutto nel bel mezzo di un’evoluzione individuale – con l’indispensabile aiuto dello sciamano Walimai – che metterà in contatto i due giovanissimi protagonisti con i rispettivi animali totemici, rendendoli così Giaguaro e Aquila. La città delle bestie è un romanzo a tinte fabulistiche sull’armonia possibile tra l’uomo e la natura, e costituisce in effetti una ragguardevole novità nell’ambito del repertorio allendiano: indicato per gli adolescenti, a tratti narrativamente perfino po’ scontato anche se, senza dubbio, molti lettori inveterati della scrittrice cilena vorranno farsi trasportare a briglia sciolta dal fascino ambientalistico della trama. Un'azzeccata sintesi tra un romanzo d'avventura "classico" e un romanzo di formazione dall'afflato ambientalista, insomma.

Isabel Allende, La città delle bestie, Milano, Feltrinelli, 2002; pp. 242

sabato 21 febbraio 2026

HARRY POTTER E LA PIETRA FILOSOFALE DI J. K. ROWLING

È difficile presentare un libro che, dal 1997 a oggi, ha segnato l’immaginario di milioni di lettori in tutto il mondo senza ridurlo a una semplice etichetta di successo planetario, ma proprio questo è il destino che Harry Potter e la pietra filosofale sembra destinato a portare ancora a lungo. L’autrice, Joanne Rowling, classe 1965, concluse il manoscritto del primo episodio della saga nel 1995: dopo il divorzio dal primo marito viveva a Edimburgo con la figlia Jessica, e il romanzo fu inizialmente rifiutato da numerosi editori perché giudicato troppo lungo, finché la Bloomsbury, allora casa editrice poco conosciuta, accettò di pubblicarlo suggerendole di adottare lo pseudonimo di J.K. Rowling. Il successo arrivò quasi per magia grazie al passaparola, tanto che i sei volumi successivi, da Harry Potter e la camera dei segreti (1998) fino a Harry Potter e i doni della morte (2007), registrarono vendite record fin dal primo giorno di uscita. A consolidare il fenomeno contribuirono poi gli otto film prodotti dalla Warner Bros., a partire da Harry Potter e la pietra filosofale diretto da Chris Columbus nel 2001. Il primo romanzo della fortunata serie prende avvio presentandoci il suo protagonista, predestinato a diventare un grande mago fin dalla nascita, ma cresciuto senza amore dai suoi zii babbani, i Dursley, al numero 4 di Privet Drive, a Little Whinging. È qui che, a undici anni, Harry riceve, per mano del mezzo gigante Hagrid, la lettera che lo invita a frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. Da Hagrid scopre anche la verità sulla morte dei suoi genitori, entrambi maghi, uccisi dal potente stregone oscuro Voldemort – che tutti chiamano Tu-Sai-Chi per timore di pronunciarne il nome – e comprende perché Albus Silente e Minerva McGranitt lo abbiano affidato ai parenti umani. Dopo aver acquistato l’occorrente per la scuola di arti arcane nella magica strada londinese Diagon Alley (accessibile solo ai maghi), Harry si reca alla stazione londinese di King’s Cross, attraversa l'invisibile barriera del binario 9¾ e sale sull’Espresso per Hogwarts, dove stringe amicizia con il goffo Ron Weasley e con la saccente Hermione Granger, destinati a diventare i suoi inseparabili compagni di avventura. A scuola entra nella casa di Grifondoro, segue le lezioni dei suoi eccentrici docenti, scopre il magico gioco del Quidditch e si ritrova, insieme ai due amici, a indagare sul (pericoloso) mistero della pietra filosofale, l’oggetto leggendario creato dall’alchimista Nicolas Flamel capace di donare ricchezza e l’elisir di lunga vita. Fin dalle prime pagine si ha la sensazione di entrare in un universo narrativo costruito con calibrata precisione, un mondo coerente e ricchissimo di dettagli che cattura il lettore grazie a una trama principale solida e a una fitta rete di sottotrame. Il cast di personaggi è uno dei punti di forza del romanzo: Harry, Ron e Hermione sono figure in crescita che il lettore impara a seguire e ad amare nelle loro capacità e idiosincrasie, ma altrettanto memorabile è la galleria di personaggi secondari, dagli studenti di Hogwarts agli insegnanti, tra cui spiccano Albus Silente e Minerva McGranitt. In tralice inoltre il libro della Rowling si rivela al contempo un potente romanzo di formazione in cui il protagonista adolescente muove i primi passi per superare il lutto che ha condizionato la sua infanzia, impara il valore della scelta etica rispetto al talento, l’importanza del sacrificio per il prossimo. I numeri confermano l’efficacia di questa costruzione narrativa: dalla sua uscita ad oggi Harry Potter e la pietra filosofale ha venduto 120 milioni di copie ed è stato tradotto in 77 lingue, compresi il latino e il greco antico. Più che chiedersi il perché di un simile successo, viene naturale riconoscere che J.K. Rowling ha saputo creare un classico del fantasy capace di parlare con la stessa forza a generazioni diverse di lettori. Una lettura che non si limita a intrattenere, ma invita a tornare, ancora e ancora, in un mondo narrativo che sembra non esaurirsi mai. Quindi, attenti a sfogliare le prime pagine, potreste rischiare di finire in un arcano loop letterario…

J. K. Rowling, Harry Potter e la pietra filosofale, Milano, Salani, 2004; pp. 296

martedì 7 marzo 2023

HUNGER GAMES, UNA SAGA GIOVANE E... POST-APOCALITTICA

Siamo in un futuro possibile e venturo, da qualche parte nel Nord America: gli U.S.A. non ci sono più, c'è soltanto uno stato che si chiama Panem, suddiviso in dodici distretti e con capitale a Capitol City. Prima esisteva anche un tredicesimo distretto, ma si ribellò al governo centrale e fu incenerito. Come monito per tutti i ribelli futuri Capitol City decise dunque di istituire i cosiddetti Hunger Games, una sorta di sanguinario reality in cui ventiquattro giovani tributi provenienti da tutti i distretti si sfidano all'ultimo sangue in un'arena finché ne resterà vivo soltanto uno. I tributi vengono estratti a sorte nei vari distretti, che inviano agli Hunger Games un maschio e una femmina di età compresa tra i dodici e i diciotto anni: il problema è che i ragazzi più indigenti hanno maggiori probabilità di essere estratti, dato che durante l’anno, per non morire di fame, possono avere razioni alimentari per sé e per i propri familiari in cambio di nomine aggiuntive a loro carico che saranno inserite nell'urna, mentre i ricchi, non avendone bisogno, ne avranno una soltanto. Il concetto è impeccabilmente esemplificato dalla giovane protagonista della saga di Suzanne Collins, la dinamica Katniss Everdeen, una ragazza costretta a crescere prima del tempo a causa della morte improvvisa del padre minatore, un lutto che la costrinse a darsi da fare per provvedere alla madre ed alla sorellina Prim, soprattutto cacciando di frodo insieme all’amico Gale. Già, anche la caccia è illegale nella futuribile società in cui vive Katniss: per entrare nei boschi bisogna superare la rete elettrificata che circonda il centro abitato del Distretto 12, poi cacciare e quindi vendere illegalmente la selvaggina che tutti sono comunque lieti di comprare al mercato nero. Comunque, al momento dell’estrazione annuale, ripresa in diretta televisiva, la sorte cade proprio sulla sorellina della protagonista, costringendo Katniss ad offrirsi volontaria per gli Hunger Games, fortemente determinata a fare qualunque cosa pur di tornare dalla famiglia di cui costituisce il principale sostentamento, sebbene essere sorteggiata come tributo femminile del Distretto 12 non sia propriamente una garanzia (appena due vincitori in 73 edizioni). Ben presto Katniss entra nell’ordine di idee che dovrà essere disposta davvero a tutto pur di sopravvivere, anche perché le regole principali di questo reality show sono semplici quanto brutali: sopravvivere – magari conquistandosi gli spettatori, perché il pubblico può aiutare i partecipanti – e uccidere (o morire). Le farà compagnia nell’avventura Peeta Mellark, un ragazzo cortese ma che sembra fisicamente inadatto alla competizione: Peeta però è bravissimo con le parole e sa “lavorarsi” a meraviglia la gente dall’altra parte dello schermo, infatti la colpisce subito rivelando a sorpresa di essere innamorato (da sempre) della bella Katniss Everdeen. Un brutto guaio, considerando che alla fine dovrà restarne solo uno, anche se a volte nella vita e in TV le regole ammettono delle eccezioni. Nel complesso Hunger Games – che è al contempo il titolo del primo episodio e dell’intera saga tripartita – si rivela un romanzo per ragazzi che ha il suo punto di forza nel punto di vista autobiografico (è rigorosamente narrato in prima persona dalla prospettiva della protagonista), nella riuscita ambientazione futuribile e nello stile semplice ma incisivo e dettagliato. Basti in tal senso ricordare lo stridente contrasto tra la fame che aleggia sulle prime pagine e l’attenzione con cui Suzanne Collins descrive il pantagruelico delirio dei banchetti che punteggiano il periodo di addestramento dei tributi. L’autrice peraltro non si è fatta mancare un nugolo di riferimenti alla fantascienza post-apocalittica sia letteraria che cinematografica – da 1984 di George Orwell a Io sono leggenda di Richard Matheson, da Cronache del Dopobomba di Philip K. Dick fino a Rollerball ed alla saga di Mad Max – shakerati con il mito del Minotauro e visualizzati attraverso la lente divergente del reality televisivo. Sembrerà impossibile, ma siffatto agglomerato stranamente funziona fino all’ultima pagina e mette addosso una gran voglia di leggere il seguito… 

Suzanne Collins, Hunger Games, Milano, Mondadori, 2010; pp. 376 

mercoledì 5 gennaio 2022

TWILIGHT, UNA SAGA ADOLESCENZIALE… ALL’ULTIMO MORSO

Si tratta del romanzo d’esordio della scrittrice americana Stephenie Meyer, classe 1973, uscito nel 2005 e divenuto subito un bestseller per adolescenti in patria per poi confermarsi in breve tempo un successo anche a livello internazionale. Twilight è l’episodio apripista dell’omonima saga letteraria e vede protagonista la diciassette Isabella Swan, che si trasferisce a vivere a casa del padre Charlie, a Forks, nello stato di Washington, la piovosa cittadina di cui il genitore è il locale ispettore di polizia. Bella, come si fa chiamare gli amici, non è particolarmente entusiasta del trasferimento perché trova Forks un posto assai noioso, ma ha deciso di andare a vivere dal padre per lasciare la madre Renée, da tempo separata da Charlie, libera di seguire gli spostamenti del nuovo compagno, Phil, che gioca a baseball e  cambia spesso squadra. Nella nuova scuola a Forks, nonostante la naturale timidezza, Bella diventa una delle principali novità e ben presto viene intrigata dal fascino ombroso di Edward Cullen, un coetaneo che mostra nei suoi confronti un atteggiamento che oscilla tra lo scontroso e l’affabile. Bella comincia a interessarsi ancor più a Edward e alla sua famiglia dopo aver appreso dall’amico di infanzia Jakob, di origini indiane, di una leggenda locale sui fantomatici Freddi a cui apparterrebbero i Cullen: contemporaneamente il suo rapporto con Edward, bello e impossibile, algido e apparentemente perfetto, diventa sempre più stretto, e quando Bella trova il coraggio di chiedergli conferma sulla sua reale natura, il ragazzo non negherà di essere un vampiro, come pure tutto il resto della sua famiglia. A onor del vero i Cullen non cacciano umani ma si sono integrati a Forks cercando di attirare l’attenzione il meno possibile: tutto cambia durante un tranquillo pomeriggio di baseball in famiglia con Bella come ospite d’onore e l’arrivo imprevisto di un trio di vampiri che comprendono un segugio eccezionale attratto in modo irresistibile dall’odore di Bella. Riuscirà Edward a salvare l’unica che gli ha fatto scoprire l’amore in un secolo di esistenza vampiresca? Lo scopriremo attraverso una micidiale sequenza di sorprendenti sviluppi narrativi. Twilight cattura l’attenzione fin dalla prima pagina, giocando con i lettori alludendo fin dall’inizio a un pericolo mortale che incombe sulla protagonista, che ci farà vivere la storia in presa diretta attraverso un uso davvero empatico della prima persona. Il romanzo (e di conseguenza la saga quadripartita che da qui si sviluppa) racconta un percorso di formazione di una ragazza sempre fuori posto e destinata ad innamorarsi di una creatura sovrannaturale e potenzialmente letale anche per lei, un gioco che procede sottilmente sulla crina dell’innamoramento, che in questo caso potrebbe preludere addirittura non solo alla fine dell’adolescenza ma alla stessa condizione umana della giovane protagonista, insomma, una saga avvincente sotto vari punti di vista, più che mai in questo primo episodio, davvero intrigante perché ci proietta attraverso gli occhi di Bella, in un modo nuovo ed inquietante. Questa saga letteraria è stata traslata con notevole successo anche sul grande schermo fin dal film Twilight di Catherine Hardwicke del 2008, che ha subito reso famosi a livello planetario i due giovani protagonisti Kristen Stewart e Robert Pattinson.

Stephenie Meyer, Twilight, Roma, Fazi Editore, 2006; pp. 415

sabato 6 marzo 2021

BERLIN: L’INIZIO DELLA SAGA

Atto primo di Berlin, una saga distopica ad effetto... retroattivo scritta a quattro mani dal dinamico duo composto da Fabio Geda e Marco Magnone, I fuochi di Tegel è ambientato in un luogo tristemente noto del secolo scorso, trattandosi di Berlino Ovest, lo scenario di un laboratorio di ingegneria sociale a cielo aperto davvero unico nella storia del Novecento. Siamo nella primavera del 1978, quindi in teoria dovrebbe trattarsi di una storia incorniciata nello spazio urbano circondato dal muro di Berlino, se non fosse che fin dalla prima pagina il lettore avrà l’impressione di trovarsi in una città fantasma, segnata dall’incuria e quasi deserta. Il punto è che tre anni prima un virus devastante quanto misterioso ha sterminato tutti gli adulti lasciando in vita solo gli adolescenti, non per sempre però, dato che a sedici anni l’orologio biologico dei sopravvissuti li porterà immancabilmente alla morte. In tale quadro inquietante i bambini e i ragazzi sopravvissuti, rimasti abbandonati a se stessi, si sono organizzati in cinque fazioni di tipo tribale, ognuna ubicata in una zona riconoscibile della Berlino del tempo che fu, ognuna caratterizzata da un approccio diverso alla sopravvivenza e in costante rivalità con le altre: lo Zoo popolato dal gruppo più infantile e basico, i ragazzi del Reichstag (più organizzati), le ragazze dell’Havel (più contemplative), il selvaggi giovani di Tegel – l’aeroporto su cui era basato il ponte aereo che assicurava la sopravvivenza di Berlino Ovest durante la guerra fredda – e infine i più filosofici giovani di Gropiusstadt. È il rapimento del piccolo Theo, uno dei cosiddetti “Nati dalla morte” dopo la fine della civiltà, il motore narrativo del primo episodio della saga: le ragazze dell’Havel, cui il bambino è stato sottratto, chiederanno aiuto alla fazione di Gropiusstadt ed arriveranno a Tegel per esigerlo dal gruppo più violento dei sopravvissuti. Che dire? Si comincia con una cartina topografica di Berlino Ovest, ci si ritrova incollati alla storia fin da subito in uno scenario urbano postapocalittico, all’insegna del degrado, senza energia elettrica né acqua corrente, un altro mondo, insomma… ma per il lettore lo sfogliare pagine per seguire la storia è dolce in questo mare: situazioni coinvolgenti, un ritmo tambureggiante, personaggi strepitosi, come l’indimenticabile Sven, il diciannovenne con un piede già nella fossa che fa comunque la cosa giusta quando è il momento. Sul fronte stilistico risultano davvero azzeccati i vari flashbacks del passato “normale” di alcuni protagonisti che contrappuntano l’intreccio portante e amplificano la sensazione di spaesamento che caratterizza la storia, che sembra una rielaborazione distopica de Il signore delle mosche di William Golding. Assolutamente imperdibile.

Fabio Geda – Marco Magnone, Berlin. I fuochi di Tegel, Milano, Mondadori, 2015; pp. 202

 

giovedì 4 marzo 2021

LA LEGGENDA… DEL GIOVANE SHERLOCK HOLMES

Sir Arthur Conan Doyle è diventato celeberrimo con uno dei personaggi più noti della storia della letteratura, l’unico e inimitabile Sherlock Holmes, investigatore di rara sagacia, capace di decifrare indizi incomprensibili per i ‘normali’ detectives, sempre in coppia con l’inseparabile Dottor Watson. L’investigatore britannico divenne così noto con la serie di romanzi e racconti del suo autore, tanto che la il numero 221B di Baker Street, residenza ‘ufficiale’ di Holmes e Watson, costituisce ancora oggi una visita obbligata per i fedeli lettori di una saga così celebre da innescare seguiti, come ad esempio La soluzione sette per cento di Nicholas Meyer, che divenne anche un film. La produzione più recente da questo punto di vista è anche la più originale: alludiamo a L’occhio del corvo dell’autore canadese Shane Peacock, sceneggiatore, giornalista e scrittori di libri di narrativa, che costituisce il primo volume di una serie dedicata alle avventure del giovane Sherlock Holmes. Preceduta da un intenso lavoro di ricerca sul mondo del più famoso detective letterario di tutti i tempi, L’occhio del corvo prende avvio in una notte primaverile del 1867, a Londra, in un vicolo buio in cui si consuma il brutale omicidio di una giovane donna, un crimine a cui assiste un solo testimone, un corvo. L’indomani scopriremo un giovane (che peraltro ha appena marinato la scuola) intento a leggere avidamente il resoconto giornalistico di questo delitto: si chiama Sherlock Holmes ed è lo svogliato rampollo di un intellettuale ebreo e di una nobildonna britannica ripudiata dalla propria famiglia proprio per tale (indesiderato) matrimonio. Si tratta di un ragazzo sorprendentemente acuto e dotato di un incredibile spirito di osservazione. Ben presto il giovane protagonista comprenderà che il colpevole su cui la polizia ha messo le mani è un semplice capro espiatorio, ma finirà per ritrovarsi egli stesso sospettato dagli inquirenti, che se lo ritrovano spesso tra i piedi nei dintorni della scena del crimine. Spinto da un’inesauribile sete di giustizia, il buon Sherlock un indizio dopo l’altro porterà avanti la sua indagine non ufficiale, fino al momento in cui avrà l’intuizione decisiva di osservare il crimine dalla prospettiva dell’unico, silenzioso testimone, ma si tratterà di una soluzione ritrovata a un prezzo davvero molto alto. Romanzo giallo per ragazzi dal meccanismo implacabile come il genere richiede, L’occhio del corvo è un inquietante enigma che si fa leggere una pagina dopo l’altra, sorretto da un delizioso gioco di rimandi con i capitoli ‘storici’ della saga holmesiana. Proprio per tale motivo lo apprezzeranno sia i lettori adulti, curiosi di scoprire l’adolescenza (mai raccontata) del loro eroe, come i ragazzi, che troveranno in questo libro l’ideale viatico per i capolavori che sir Arthur Conan Doyle ha dedicato al personaggio di Sherlock Holmes. Assolutamente da scoprire. 

Shane Peacock, L’occhio del corvo, Milano, Feltrinelli, 2011; pp. 255


OPEN: LA STORIA DI ANDRE AGASSI

Lui è Andre Agassi da Las Vegas, classe 1970, uno dei talenti più cristallini che abbiano mai giocato su un campo di tennis, uno sportivo ch...