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martedì 20 gennaio 2026

UN MESE CON MONTALBANO: CAMILLERI RACCONTA

È il primo volume di racconti dedicato da Andrea Camilleri (1925-2019) al personaggio del commissario Salvo Montalbano, e già qui si avverte che non si tratta di un’operazione ancillare rispetto ai romanzi, ma di un vero e proprio laboratorio narrativo. Un mese con Montalbano, uscito nel 1998, raccoglie trenta racconti scritti tra il primo dicembre 1996 e il 30 gennaio 1998, con una scansione quasi programmatica: “a leggerne uno al giorno ci si impiega un mese paro paro”, come spiega l’autore nella nota conclusiva. Nel loro insieme offrono un mese di casi polizieschi, di deviazioni dal quotidiano, di smagliature nella normalità, che definiscono il perimetro umano e morale del celebre commissario di Vigàta. La varietà è il primo dato che colpisce: non tutti i racconti comportano fatti di sangue, anzi spesso l’indagine nasce da furti senza sottrazioni indebite, infedeltà coniugali o memorie rimosse. È un Montalbano che si muove in territori laterali rispetto al giallo classico, affidandosi più ai ghiribizzi estemporanei del “ciriveddro” che al codice penale. In L’odore del diavolo, forse il racconto più fortunato della raccolta, l’indagine prende avvio da una sensazione quasi fisica, da un disagio olfattivo e morale insieme: il male non è tanto nel crimine quanto nell’ipocrisia che lo circonda, e la soluzione arriva per accumulo di dettagli minimi, come spesso accade nel miglior Camilleri. Ne Il compagno di viaggio, nato da uno spunto del “Noir in Festival” di Courmayeur, il commissario si confronta con un incontro casuale che apre a una riflessione sul destino e sull’identità, mentre Il patto mette in scena un accordo silenzioso, ambiguo, che costringe Montalbano a misurarsi con i limiti della giustizia formale. Diverso ancora il tono de I miracoli di Trieste, dove il trasferimento geografico diventa occasione per osservare il personaggio fuori dal suo habitat naturale, a conferma che Vigàta è uno stato dell’anima (prima ancora che un luogo). Non mancano inoltre racconti che approfondiscono gli interessi culturali di Montalbano, per esempio la passione per la lettura, come accade nel giallo letterario al centro de La sigla. E talvolta la raccolta offre piccoli spaccati legati a personaggi di contorno, come il giornalista Niccolò Zito: da un suo invito a pranzo in famiglia per inaugurare la riapertura della casa estiva nasce il classico gioco a guardie e ladri con Francesco, il figlioletto dell’amico, nel godibile racconto intitolato proprio Guardie e ladri, che poi si sviluppa per davvero in un sorprendente poliziesco. Accanto a questi racconti più noti, la raccolta offre storie intriganti ambientate agli inizi della carriera del commissario, quasi a costruire una retrospettiva involontaria del personaggio, e casi minori solo in apparenza, che servono a definire meglio il suo rapporto con l’autorità, con il potere e con se stesso. Camilleri gioca apertamente con i generi e con le aspettative del lettore, ricordando che “la vita stessa, assai superiore in fatto d’invenzioni alla fantasia, non è che una pura coincidenza”. Un mese con Montalbano si rivela dunque molto più di una raccolta d’esordio: è il manifesto implicito di un mondo narrativo in espansione, dove il commissario appare già compiutamente umano, contraddittorio, insofferente alle semplificazioni, insomma, il commissario più amato dagli italiani. Un libro vario, spesso sorprendente, “macàri” necessario per capire da dove nasce il mito di Montalbano.

Andrea Camilleri, Un mese con Montalbano, Milano, Mondadori, 1998; pp. 358

venerdì 6 maggio 2022

IL LADRO DI MERENDINE DI ANDREA CAMILLERI

Si tratta del terzo giallo che Andrea Camilleri (1925-2019), regista e sceneggiatore siciliano, ha dedicato al fortunato personaggio di Salvo Montalbano, il sagace commissario di Vigàta, cittadina siciliana immaginaria ma caratteristica a tal punto quasi da superare la realtà. Il ladro di merendine inizia mostrandoci gli sforzi ciclopici del protagonista per evitare lo spettro di un avanzamento gerarchico che gli imporrebbe di trasferirsi altrove, rinunciare all'amato modus vivendi, oltre che ai capricci investigativi che solo Vigàta ed i suoi fedeli collaboratori da sempre possono consentirgli. L'indagine vera e propria stavolta è duplice ed incentrata sulla connessione che Montalbano intravede tra l'omicidio di un pescatore tunisino imbarcato in un peschereccio siciliano finito in acque internazionali (e mitragliato da una motovedetta tunisina) e quello di Aurelio Lapecora, un commerciante di Vigàta che è stato accoltellato nell'ascensore di casa: riguardo al secondo omicidio, in particolare, i sospetti cadono ben presto sulla vedova, che forse il marito tradiva con una bellissima tunisina che si occupava delle pulizie domestiche. L'insperato collegamento tra i due omicidi spunta fuori in carne e ossa in un bambino che ruba le merendine a scuola e sembra nascondersi da un segreto terribile. Ne Il ladro di merendine a questo punto acquista spessore soprattutto la figura di Livia da Boccadasse, Genova, l'eterna fidanzata ligure di Montalbano che qui intravede un possibile futuro di madre (e moglie): si tratta però di un futuro che il buon commissario cercherà di ritardare al pari della promozione incombente. Il romanzo è ovviamente scritto nell'originale pastiche di italiano e dialetto siciliano che è diventato il marchio caratteristico della narrativa di Camilleri e, oltre al tradizionale avvincente intreccio poliziesco della serie dedicata a Montalbano, presenta uno spaccato sociale narrato in modo efficace e mai banale. Davvero un romanzo avvincente e notevole.

Andrea Camilleri, Il ladro di merendine, Palermo, Sellerio, 1996; pp. 250

OPEN: LA STORIA DI ANDRE AGASSI

Lui è Andre Agassi da Las Vegas, classe 1970, uno dei talenti più cristallini che abbiano mai giocato su un campo di tennis, uno sportivo ch...