Andrew Clements, Drilla, Milano, Rizzoli, 2019; pp. 126
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domenica 24 novembre 2024
DRILLA, QUANDO LA PAROLA DIVENTA MAGIA
S’intitola
Drilla (nell’edizione americana Frindle) e probabilmente è il libro più
fortunato del prolifico scrittore americano Andrew Clements (1949-2019), che
nel corso della sua carriera ha scritto una settantina di libri di narrativa
per ragazzi, tra cui Il club dei
perdenti. Uscito nel 1996, Drilla appartiene
ovviamente alla categoria, anche se è al tempo stesso e a tutti gli effetti
anche un romanzo breve di formazione: ne è protagonista un vispo ragazzino
americano di nome Nick Allen, residente in una tranquilla cittadina di
provincia, Westfield, ed iscritto al quinto anno della Lincoln Elementary
School. Del gruppo dei docenti di Nick fa parte la tostissima Mrs. Granger, che
insegna la lingua inglese con una devozione lessicale assoluta per il dizionario
rosso che i suoi alunni devono sfogliare per copiare interminabili liste di
parole. Il buon Nick avrebbe anche intenzione di trattare Mrs. Granger come
tutte le altre insegnanti che l’hanno preceduta, impedendo ad arte il momento
dell’assegnazione dei compiti a fine lezione con un’interessante domanda opportunamente
posta con l’unico fine di perdere tempo: ma da dove vengono tutte le parole che
finiscono nel dizionario? Purtroppo Mrs. Granger la sa troppo lunga per farsi
prendere per il naso da uno studente, infatti blocca Nick e per giunta gli
assegna di preparare una relazione su come nascono le parole per l’indomani. Il
ragazzo mastica amaro pensando al suo pomeriggio di giochi completamente sfumato
a favore dello studio ma, poco dopo e un po’ per caso, durante una tranquilla passeggiata
con la sorella nella sua mente prende forma una grande idea: perché non creare
una parola nuova di zecca come drilla
per indicare una penna come quella che sua sorella ha appena trovato per terra?
Una parola esiste se gli altri cominciano ad usarla sistematicamente e,
nonostante l’opposizione di Mrs. Granger, Nick inizierà a promuovere il suo
intrigante neologismo col supporto di un gruppo di coetanei fortemente motivati
a vedere come andrà a finire la strana disfida lessicale. Ne viene fuori una
storia essenziale ma davvero frizzante sul valore delle parole, anche quelle
nate da un guizzo di fantasia e magari con l’intento di divertirsi un po’, come
appunto drilla. D’altra parte questo
romanzo breve di Andrew Clements non è soltanto questo, ma il neologismo al
centro della trama è il fil rouge per
una serie di riflessioni sulla libertà di parola, sulla capacità
imprenditoriale e sul sogno di cambiare in meglio il mondo circostante. Drilla ha una struttura narrativa
estremamente semplice ma che funziona come un oliato meccanismo ad orologeria:
tratteggia i due protagonisti e il provinciale scenario della vicenda, racconta
il germoglio dell’idea di un “dispetto” linguistico creato ad arte, prosegue
con le dinamiche di diffusione di tutte le cosiddette mode di qualsivoglia
genere, che diventano virali quando ci mettono lo zampino i mezzi d’informazione
come i giornali o le televisioni. Il tutto in poco più di un centinaio di
pagine con tanto di happy ending retroattivo
e moraleggiante ma non troppo. Assolutamente delizioso, e con il grande merito
di promuovere l’uso del dizionario, che non fa mai male alle nuove generazioni
(come d’altra parte leggere buoni libri). E talvolta la realtà supera la
fantasia, come ricorda nella prefazione all’edizione italiana Maria Cristina
Torchia, consulente linguistico dell’Accademia della Crusca, citando la recente
fortuna del neologismo petaloso,
coniato da un emulo italiano di Nick Allen giusto qualche anno fa…
lunedì 20 marzo 2023
L’EVOLUZIONE DI CALPURNIA, IL ROMANZO D'ESORDIO DI JACQUELINE KELLY
Il
sorprendente romanzo d’esordio della scrittrice americana Jacqueline Kelly
s’intitola L’evoluzione di Calpurnia
e racconta, rigorosamente in prima persona, un anno di vita dell’undicenne protagonista,
Calpurnia Tate, per i familiari Callie Vee, una ragazzina che vive in una
variegata famiglia composta, oltre che dai genitori, da un nonno e da sei
fratelli maschi, tre anagraficamente più grandi di lei e tre più piccoli. Siamo
in una fattoria del Texas nel lontano 1899 e Calpurnia non se la passa granché
bene essendo l’unica figlia femmina della famiglia, soprattutto perché i suoi
interessi sono piuttosto lontani da ciò che i suoi genitori e la società del
suo tempo si aspettano da lei, che sembrerebbe destinata a diventare bravissima
a gestire la casa, a cucinare e a cucire, per poi trovarsi un consorte ed
occuparsi della famiglia. Al contrario Calpurnia è attratta dalla natura che la
circonda, ha uno spiccato spirito di osservazione e una vera vocazione da
esploratrice: il primo ad accorgersene è il suo adorato fratello maggiore,
Harry, che le affida un taccuino tascabile rilegato in cuoio rosso esortandola
ad usarlo per registrare le sue osservazioni scientifiche, perché a suo
giudizio Calpurnia è un’autentica naturalista in erba. La giovanissima
protagonista neanche sa esattamente il significato della parola “naturalista”,
ma è ben decisa ad esserlo comunque per il resto della caldissima estate del
1899, annotando quel che vedrà nel suo taccuino e scoprendo ben presto, proprio
per il fatto di avere qualcosa su cui prendere appunti, di essere in grado di vedere particolari mai notati prima… Ma
dai primi dettagli nascono anche dubbi di ardua soluzione, come quando
Calpurnia si rende conto che nell’ambiente circostante vivono cavallette gialle
davvero molto più grandi delle cavallette verdi. Come mai? Appartengono forse a
specie diverse? Alla protagonista viene in mente che un certo Darwin ha scritto
un libro al riguardo, ma quando riesce a farsi portare nella biblioteca
pubblica più vicina una scorbutica bibliotecaria si rifiuta di farglielo
consultare con la scusa che si tratta di un testo poco adatto a una signorina.
Le cose cambiano quando finalmente Calpurnia trova il coraggio per chiedere
aiuto al nonno, scoprendo a sorpresa che da quando si è ritirato dagli affari
affidando l’impresa di famiglia al figlio è diventato un rigorosissimo naturalista,
infatti ha anche una copia del libro di Darwin, lo conosce in dettaglio ed è in
grado di spiegarlo alla curiosissima nipote, che ben presto realizza di non
aver praticato abbastanza il membro più interessante della famiglia. Il resto
del romanzo alterna avventure vissute dalla protagonista in solitaria a quelle
in coppia col dinamico nonno, tra esperimenti di distillazione di superalcolici
dalle noci pecan all’individuazione di nuove specie vegetali, entrambe amene
attività cui purtroppo si sovrappongono le insopportabili fatiche imposte alla
povera Calpurnia dalla madre, ben decisa a far debuttare la figlia in società,
a renderla una cuoca sopraffina ed un’infaticabile tessitrice di calzini. Il
succo della storia, neanche a dirlo, starà nello scoprire se la piccola
protagonista si farà fagocitare dal ruolo che tutti vogliono cucirle addosso o
riuscirà a far emergere la sua personalità e il suo sogno esistenziale: noi
lettori inizieremo a rendercene conto via via con una piccola citazione da L’origine delle specie di Charles
Darwin che fa da premessa ad ogni capitolo del libro. L’evoluzione di Calpurnia è ovviamente un romanzo di formazione e
al contempo di avventura nel senso più lato, e ne è protagonista una strepitosa
figura di adolescente che sembra un originale cocktail che miscela Tom Sawyer, Pippi Calzelunghe e l’evoluzionismo
darwiniano. Un esempio davvero coinvolgente di narrativa per ragazzi ad alto
tasso fosforico e capace di innescare riflessioni non banali sulle
discriminazioni di genere che fino a un passato non troppo remoto hanno
impedito al gentil sesso il sogno di una vita diversa. Assolutamente da non
perdere: si comincia a guardare il mondo dagli occhi di Calpurnia e non si può
evitare di passare gli ultimi mesi dell’ultimo anno dell’Ottocento in sua
compagnia per vedere cosa ha in serbo per lei il nuovo secolo…
Jacqueline Kelly, L’evoluzione di Calpurnia, Milano, Salani, 2011; pp. 287
giovedì 24 marzo 2022
WONDER, OLTRE LE APPARENZE
R.J. Palacio, classe 1964, è una grafica e un'art director che ha esordito con questo libro, diventato in breve un sorprendente caso letterario e un bestseller internazionale della narrativa per ragazzi. Wonder - il titolo è 'rubato' all'omonima canzone di Natalie Merchant - racconta la storia di August, Auggie per gli amici, un ragazzino di dieci anni come tanti, terrorizzato dall'imminente approdo alla scuola media: il suo problema è che, a differenza della stragrande maggioranza dei suoi coetanei, Auggie non ha una faccia che gli altri possano considerare ‘normale’. Il giovane protagonista di Wonder è infatti nato con una rara malformazione e la sua faccia, per diventare quella attuale, è passata sotto il bisturi del chirurgo un'infinità di volte: Auggie dalla nascita ha dovuto affrontare ben ventisette operazioni, e parecchie nemmeno può ricordarsele, dato che le ha subite quando aveva meno di quattro anni. Non a caso è per questo che il suo ingresso nella scuola è stato ritardato fino alle medie, che incombono su di lui come un macigno, perché non sa come i suoi futuri compagni lo accoglieranno: saranno capaci di vedere oltre le apparenze o saranno spietati con lui? Lo scopriremo insieme ad Auggie, dalla sua prospettiva e da quella di altri personaggi che gravitano intorno a lui, come i suoi compagni Summer, Jack e Justin, oppure la sorella maggiore Via (anche lei molto protettiva col fratello, che dalla nascita involontariamente la 'offusca') e la di lei migliore amica Miranda. Anche questa scelta di raccontare la storia da una sorta di prospettiva molteplice si rivela assolutamente intrigante per il lettore, contribuendo a farlo riflettere ogni volta attraverso un punto di vista diverso. A rendere indimenticabile il romanzo contribuiscono anche una sorta di bonus tracks che contrappuntano la storia, come i precetti del Signor Browne (irresistibili), le "cartoline" degli alunni e una vera e propria colonna sonora (bonus tracks peraltro tutte raccolte nell'appendice finale). Nel complesso Wonder racconta una storia di formazione davvero struggente, con un'ambientazione scolastica in cui tutti ritroveranno qualcosa del loro passato recente o remoto: l'amicizia, i tradimenti, le sorprese inaspettate, gli episodi di bullismo, le cattiverie gratuite, l'onda lunga della gentilezza e, ovviamente, la bellezza naturale che accompagna ogni processo di apprendimento. Alla fine, neanche a dirlo, l'happy ending bussa dietro l'angolo, regalandoci la sensazione che fare la cosa giusta alla lunga sia sempre la scelta migliore. Un romanzo davvero bello e spesso struggente.
R.J. Palacio, Wonder, Firenze-Milano, Giunti, 2013; pp. 287
giovedì 23 dicembre 2021
ERA IL NOSTRO PATTO: UNA GRAPHIC NOVEL TRA VIAGGIO E MAGIA
L’americano Ryan Andrews è un
apprezzato illustratore e fumettista che vive da
qualche tempo in una ridente campagna del Giappone insieme alla famiglia e a
svariati animali domestici e da cortile. Non a caso la sua passione per la
natura è evidente anche nella sua produzione artistica, come conferma la sua
ultima fatica, la bella graphic novel
intitolata Era il nostro patto. La
storia prende avvio in una cittadina americana dei giorni nostri nella notte
più incantata dell’anno, quella del locale Festival dell’Equinozio d’Autunno,
nella quale tutti i cittadini si riuniscono per abbandonare alla corrente del
fiume centinaia di lanterne di carta. Secondo la leggenda queste
lanterne accese, quando saranno lontane dagli sguardi umani, si libreranno
verso il cielo notturno indirizzate verso la Via Lattea, dove si trasformeranno
in stelle luminose. È solo una vecchia storia popolare o si tratta della verità
ammantata di leggenda? Per appurarlo Ben e i suoi quattro amici hanno stretto
un patto basato su due semplicissime regole: nessuno torna a casa, nessuno si
volta indietro. E così, seguiti a breve distanza da Nathaniel, il nerd del
gruppo, i cinque ragazzi inforcano le loro biciclette e iniziano a correre a
perdifiato sulla strada che segue il corso del fiume, fino ad arrivare il ponte
che da sempre ha segnato il punto oltre il quale non si può andare. Uno ad uno,
però, lungo il percorso, tutti abbandonano l'impresa e solo due decidono di
superare il limite che nessuno di loro ha mai osato oltrepassare, soprattutto
senza che i genitori ne siano informati. Sono Ben e Nathaniel la strana coppia
che decide comunque di andare avanti per scoprire dove diavolo vadano a finire
le lanterne: non è che l’inizio di un viaggio aperto alla meraviglia e alla
magia che porterà i due verso terre inesplorate, con incontri sorprendenti e un’amicizia
inaspettata in agguato dietro l'angolo. Si tratta di una graphic novel di formazione felicemente in
equilibrio tra una manciata di temi di quelli che lasciano il segno: il
viaggio, l’adolescenza e la magia. E funziona: si comincia a leggere Era il nostro patto e ci ritrova incantati a seguire i passi
insicuri dei due protagonisti che, comunque vada, ci faranno procedere insieme
a loro prestando fede a quanto si sono ripromessi di fare. Una piccola magia letteraria e narrativa da non perdere, insomma…
Ryan Andrews, Era il nostro patto, Milano, Il Castoro, 2019; pp. 332
mercoledì 22 dicembre 2021
IL MIO AMICO GENIALE: GARANTISCE GARY PAULSEN
È
stato indubbiamente uno dei più prolifici scrittori di narrativa avventurosa
per ragazzi lo statunitense Gary Paulsen (1939-2021), autore di oltre duecento
libri tradotti in tutto il mondo, comprese piccole meraviglie come Nelle terre selvagge e John Della Notte. In questo romanzo
breve Paulsen si cimenta con una storia
di formazione a tinte decisamente comiche, a tratti davvero esilarante, e dal
sapore vagamente autobiografico, come si evince dalla chiusa. I due
protagonisti sono quelli che si potrebbero definire “amici per forza”, dato che
sono in assoluto i due studenti più sfigati della Washington Junior High School
di Peat, nel Minnesota, ovvero la voce narrante della storia e il suo amico
Harold, diversissimi per estrazione sociale, per capacità scolastiche e per
carattere, e forse anche per questo una coppia davvero ben assortita. In
particolare il geniale amico del narratore sembra un perfetto nerd, si veste
come un contabile trentenne ed è uno scienziato in erba in grado di appassionarsi
a qualunque mistero della natura. Le tragicomiche disavventure dei nostri eroi
prendono avvio con la disastrosa scoperta da parte di Harold dei benefici effetti
dell’elettricità, scoperta che prelude ad un vero e proprio cataclisma che si
verifica nel bel mezzo della lezione di scienze. Poi si continua con una
sequenza strepitosa di scoperte pseudoscientifiche in un crescendo di
divertimento: il primato del cervello sui muscoli, i rapporti interpersonali, la gravità (grazie a un paio di vecchi sci), l’amicizia,
la pesca e la natura della ricchezza. Le avventure sono improbabili e finiscono
praticamente tutte in un disastro, d’altra parte Il mio amico geniale dimostra che l’adolescenza non è assolutamente
una passeggiata, soprattutto per ragazzi come i due protagonisti, che sono senza
ombra di dubbio i due studenti più impopolari e destinati al fallimento della
loro scuola. Tra parentesi tutti i capitoli sono anticipati da un aforisma del
buon Harold che prelude all’immancabile sviluppo negativo, sprazzi di verità
assoluta come quello dedicato alla pesca con il verme: “I pesci non sanno
niente, mai niente, assolutamente niente, niente di niente. Per questo è così
difficile pescarli”. Il tutto passando attraverso i più classici miti
adolescenziali come il sogno dell’irraggiungibile Julie Hansen, la ragazza
indiscutibilmente più carina della scuola, oppure l’incubo del terribile Dick
Chimmer, il nerboruto bullo della Washington Junior High School, che sembra
esistere più che altro per tormentare i due protagonisti. Assolutamente da provare.
Gary Paulsen, Il mio amico geniale, Padova, Camelozampa, 2021; pp.126
sabato 18 dicembre 2021
L'OCCHIO DI VETRO: CORNELL WOOLRICH RACCONTA...
Cornell
Woolrich, nato nel 1903 e morto nel 1968, è un nome di primo piano del noir del Novecento americano, e merita
di essere ricordato ad libitum per
aver fornito spunto a un capolavoro cinematografico come La finestra sul cortile del grande Alfred Hitchcock. L'occhio di vetro è un delizioso
romanzo breve di formazione con retrogusto giallo che vede protagonista un
dodicenne americano di nome Frankie, un tipo sveglio che ama barattare oggetti
improbabili con i coetanei per accumulare un "capitale" maggiore di
quello di partenza. Tutto cambia quando viene interrotto nel bel mezzo di una
transazione difficile dal padre, arrivato all’improvviso per riportarlo
bruscamente a casa perché si è davvero fatto troppo tardi e la mamma lo sta
chiamando da un sacco di tempo. Il buon Frankie così si ritrova in mano quella
che pare una solenne fregatura, dato che ha accettato di scambiare una palla da
baseball di terza mano con un occhio di vetro, peraltro apparentemente in buone
condizioni, ma di fatto inutile. A casa il ragazzino apprende che il nervosismo
del padre è dovuto al fatto che in polizia gli hanno tolto l'incarico di
detective sbattendolo dietro a una scrivania a fronte di un lavoro poco
eccitante e meno retribuito. Come fare per dargli una mano? Un intricato caso
di omicidio con cui fare colpo sui superiori sarebbe davvero perfetto, così Frankie
prova a sondare l'unico indizio interessante che gli sia capitato in mano,
chiaramente l'occhio di vetro, che di solito è un effetto personale che non si
cambia per un altro modello, soprattutto se è in buono stato come quello di cui
è entrato in possesso con l'ultimo baratto. Sarà l'occasione per indagare a
ritroso in cerca del proprietario per accettarsi che non sia scomparso nel
nulla. E noi lettori seguiremo questa anomala indagine attraverso il punto di
vista dal basso di Frankie, che dovrà barcamenarsi tra i compiti di scuola, gli
orari di casa e le sue limitazioni… anagrafiche per risolvere il caso. Già,
perché ben presto Frankie, con un piccolo aiuto da parte dell’amico Scanlon (ovvero
quello che gli ha rifilato l’occhio di vetro), seguendo à rèbours la pista del suo unico indizio, si renderà conto che
forse di mezzo potrebbe esserci davvero un assassino. Riuscirà il nostro
piccolo eroe a risolvere il caso e salvare la pelle? Lo scopriremo, neanche a
dirlo, in un crescendo di suspense.
Assolutamente da provare.
Cornell Woolrich, L’occhio di vetro, Roma, Orecchio Acerbo, 2019; pp. 96
mercoledì 3 novembre 2021
YODA, LA FORZA, GLI ORIGAMI E LA SOPRAVVIVENZA DELLE SCHIAPPE
Cominciamo con quella che alla scuola media McQuarrie è ormai diventata la classica domanda da un milione di dollari: lo Yoda è reale? Sì, in effetti se il nome ha destato in voi l'ovvia reminiscenza dell'indimenticabile piccolo maestro Yedi che in Guerre Stellari insegnava a Luke Skywalker a padroneggiare la Forza (quella con la "F" maiuscola), allora siete proprio sulla buona strada. Il fatto è che in questo libro si racconta di un origami a forma di Yoda, più che altro: gli ha dato forma (di Yoda, appunto) il buon Dwight, lo sfigato per definizione della scuola, che ha cominciato poi a infilarselo sul dito e a farlo parlare con una strana voce che pare scimmiottare quella del "vero" Yoda, anche a livello sintattico, con le inversioni caratteristiche del venerabile ominide verde. Il problema è che il pupazzetto di carta di Dwight sembra per davvero in comunione con la Forza e ben presto rivela le sue mirabolanti capacità, ad esempio salvando un ragazzetto da una figuraccia apocalittica oppure prevedendo una pericolosa verifica a sorpresa. Insomma, lo Yoda di Dwight offre a chiunque ne sia in cerca autentiche perle di saggezza e, quel che è più strano, è evidente che Dwight sia un semplice tramite perché non c'è dubbio alcuno che sia una vera schiappa che non sarebbe mai capace di elaborare autonomamente le geniali intuizioni del portentoso origami. Considerando la stranezza della vicenda, uno dei suoi compagni decide di indagare sulla questione: il frutto è appunto La mia vita con Yoda, un divertente diario corale scritto a più mani in merito alle inspiegabili avventure dello Yoda alla scuola media McQuarrie, un piccolo libro in cui vengono assemblati aneddoti, battute e punti interrogativi nel tentativo di chiarire un mistero apparentemente incomprensibile. Alla fine, per passare dalla teoria alla pratica, il libro di Tom Angleberger regala anche le istruzioni per costruire un origami a forma di Yoda da infilare sul dito per cominciare a diffondere la Forza nel mondo per quanto è possibile a noi lettori. Una vera chicca, in effetti, nonostante l’oggettiva esilità della storia: La mia vita con Yoda è un piccolo romanzo per ragazzi indicato per la fascia preadolescenziale, ma il divertimento è garantito per tutti, probabilmente anche per chi della saga di Star Wars non ha mai sentito parlare...
Tom Angleberger, La mia vita con Yoda, Milano, Il Castoro, 2010; pp. 150
mercoledì 20 ottobre 2021
DIARIO DI UNA SCHIAPPA
L'autore di questo originale romanzo in forma di diario contrappuntato da vignette è l'americano Jeff Kinney, classe 1971, scrittore e progettista di giochi online. Questo suo Diario di una schiappa ha avuto un incredibile successo a livello globale, tanto da dare origine a una serie che ha venduto qualcosa come 250 milioni di copie in tutto il mondo (con traduzioni in 65 lingue, latino compreso) e all'immancabile traslazione sul grande schermo nell'omonimo film del 2010, seguito a ruota dall'immancabile sequel. Nonostante il titolo, il giovane protagonista della storia, Greg Heffley, ci tiene a puntualizzare fin dalla prima pagina che non si tratta di un diario "tradizionale" ma di un giornale di bordo: l'idea di tenere un diario in effetti è della mamma di Greg, ma lui non ha assolutamente intenzione di affidare alla carta i suoi sentimenti, invece l'unica ragione per cui ha accettato di scriverlo è che gli sarà utile quando un domani, quando sarà ricco e famoso, non avrà tempo da sprecare rispondendo a domande banali. Le avventure del primo volume della serie raccontano appunto il primo anno di Greg alle medie, dove il nostro eroe cerca di sopravvivere giorno dopo giorno ai mille pericoli dell'ambiente scolastico: Greg è, per sua stessa definizione, una schiappa, e non a caso ogni attività o progetto in cui si trova impegnato finisce molto spesso per rivelarsi un disastro. Greg è una schiappa sia a scuola che in ambito sportivo, e l'unico campo dove sembra avere un discreto talento sono i videogiochi. Le cose per lui non vanno meglio neanche tra le mura di casa, dove vive con una mamma che gli vuole bene ma è piuttosto severa, un buon padre che ha la fissa per trasformarlo in un atleta, un pessimo fratello maggiore patito di heavy metal (Rodrick) e un viziatissimo fratellino che gli fa sempre la spia (Manny). Il migliore amico di Greg è Rowley, un ragazzo molto ingenuo di cui spesso il protagonista si approfitta. Tra il progetto (fallimentare) di una casa fantasma, un tristissimo Halloween, la leggendaria maledizione del formaggio che passa da uno studente all'altro, una recita studentesca che si rivela un tremendo disastro e un Natale senza i regali desiderati, le avventure del buon Greg ci conquisteranno pagina dopo pagina. Un libro all'insegna del disimpegno ma a tratti davvero divertente.
Jeff Kinney, Diario di una schiappa, Milano, Il Castoro, 2008; pp. 218
venerdì 24 settembre 2021
LE AVVENTURE DI TOM SAWYER? UN CLASSICO INTRAMONTABILE...
Dopo i primi successi come scrittore, il giovane Mark Twain contava molto sulla pubblicazione de Le avventure di Tom Sawyer, che ebbe invece una tiepida accoglienza di pubblico rispetto alle previsioni. Nella prefazione l’autore spiega il carattere realistico delle avventure narrate nel libro, alcune delle quali furono sue dirette esperienze dell’infanzia passata a Hannibal, cittadina rievocata qui nell’immaginaria St. Petersburg. Sono ispirati alla realtà anche i protagonisti: mentre Huck Finn fu tratteggiato su un ragazzo vero, Tom Sawyer fu il frutto di un genere di architettura letteraria composita, dato che Twain assemblò nel personaggio le caratteristiche di tre diversi ragazzi. Per ammissione dell’autore anche le stravaganti credenze descritte nel libro sono ispirate alla realtà e fermamente credute dai suoi coetanei ai tempi dell’ambientazione della storia, ovvero 30-40 anni prima. Si tratta di un libro dichiaratamente rivolto ai ragazzi, ma l’autore l’ha scritto sperando di ricordare agli adulti del suo tempo i sentimenti, le impressioni, le strane imprese vissute nei loro anni più verdi. Tom Sawyer, il protagonista del romanzo, è un ragazzo assai irrequieto, tremendamente simpatico e di solito anche molto furbo: spesso riesce ad evitare le punizioni comminate dalla vecchia zia Polly (che l’ha adottato con l’impeccabile fratello Sidney, per tutti soltanto Sid) facendola ridere, talvolta invece le trasforma in buoni affari, come quando, dovendo verniciare uno steccato, riesce a convincere i suoi compagni di giochi che non si trattava di una fatica ma di un vero privilegio, usando parole talmente allettanti da indurli a pagarlo per svolgere il lavoro al suo posto. Pur essendo un monello, Tom ha un cuore d’oro e di solito è leale con gli amici, ama essere un bambino ma al tempo stesso desidera crescere, ha l’impulso di fuggire da casa ma poi ne sente una tremenda nostalgia. Ad un certo punto, stufo delle regole e delle punizioni della zia, con gli amici Joe Harper e Huckberry Finn – un ragazzo di strada senza fissa dimora e senza istruzione che diverrà qualche anno dopo protagonista del capolavoro di Mark Twain – decide di fuggire per "diventare" pirati: costruita una zattera, i tre la varano nel Mississippi, raggiungono la vicina isola di Jackson e si divertono un mondo vivendo in piena libertà, poi tornano sui propri passi spinti dalla nostalgia per la gioia dei parenti che li credevano morti. In seguito Tom e Huck assistono all’omicidio dello stimato medico di St. Petersburg, di cui viene accusato ingiustamente Muff Potter, il mite ubriacone locale: pur riluttante per paura della vendetta del vero responsabile, il meticcio Joe l’Indiano, Tom trova il coraggio per testimoniare in tribunale e scagiona l’innocente, diventando una piccola celebrità locale, anche se il colpevole riesce a scappare. In seguito viene scoperto il cadavere del fuggiasco, mentre Tom e Huck scoprono il tesoro di Joe l’Indiano e diventano ricchi, anche se Huck continua a manifestare non poche difficoltà ad inquadrarsi nella vita civile. I trentasette capitoli de Le avventure di Tom Sawyer regalano un nugolo di sorprese narrative e tratteggiano uno spaccato molto realistico degli anni Quaranta dell'Ottocento degli Stati Uniti. Questo romanzo di Mark Twain è consigliabile per i lettori di tutte le età, ma lo troveranno particolarmente intrigante i ragazzi intorno ai dieci anni per la spontaneità con cui tenderanno ad identificarsi con l'irresistibile protagonista. Peraltro i capitoli spesso coincidono con episodi che si possono leggere singolarmente con eguale diletto. Una lettura imprescindibile per ogni adolescente che si rispetti...
Mark Twain, Le avventure di Tom Sawyer, Torino, Einaudi, 2005; pp. 256
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