Visualizzazione post con etichetta giallo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giallo. Mostra tutti i post

domenica 1 marzo 2026

QUESTO LIBRO CONTIENE UN DELITTO, UN GIALLO DI PIERDOMENICO BACCALARIO

Un romanzo per ragazzi con un titolo come Questo libro contiene un delitto ovviamente non può che essere un giallo. Considerando che ne sono protagonisti quattro ragazzi appartenenti a un club letterario denominato “I Pigri della Malesia”, non sorprende che l’autore sia uno scrittore prolifico e dall’indole votata all’intertestualità come Pierdomenico Baccalario, classe 1974, già autore di numerose opere rivolte alle varie fasce di pubblico giovanile e dei romanzi Lo spacciatore di fumetti e La confraternita. La storia prende avvio in un tranquillo pomeriggio di fine estate come tanti altri in un isolotto in mezzo al fiume che funge da luogo di ritrovo per i quattro protagonisti, che hanno soprannomi parlanti evidentemente debitori dei personaggi de Le tigri di Mompracem di Emilio Salgari ovvero Nike, Sandò, Yanez e il Kamma… Come loro abitudine per passare il tempo iniziano a parlare di un curioso volume portato dal Kamma, un libro fantasy che ha un titolo palindromo, infatti si legge anche al contrario: Erede vai a vedere. La faccenda strana, in particolare, è che l’autore, all’anagrafe Astolfo Scaragna, viveva nei dintorni ma è defunto appena la sua opera è stata pubblicata e, ancora più strano a dirsi, sembra proprio che le iniziali dei vari capitoli contengano una frase misteriosa che assomiglia pericolosamente a una richiesta d’aiuto. Al gruppo inoltre non sfugge che la casa editrice del libro è proprio quella in cui è stata assunta di recente quella nerd della cugina di Sandò, che si rivela essere stata proprio la redattrice a cui era stato affidato il manoscritto originale del libro in questione, purtroppo scomparso nel nulla, esattamente come la ragazza. I Pigri, neanche a dirlo, inizieranno ad indagare da bravi investigatori dilettanti che non leggono libri gialli per risolvere l’intricato mistero. Questo libro contiene un delitto  è un intrigante mix tra una detective story e un romanzo per ragazzi tutto giocato intorno a una fitta ragnatela di citazioni letterarie (e non solo), costruito a tavolino per divertire, appassionare e reggere la suspense fino ai titoli di coda. Il libro si rivela piacevole e scorrevole fin dalle prime pagine, i quattro protagonisti sono subito simpatici (anche se non sempre completamente messi a fuoco) e il mistero si fa seguire con curiosità senza mai diventare pesante. Insomme, nel complesso un giallo per ragazzi ben costruito, leggero ma avvincente, che diverte senza pretendere troppo dal lettore. Baccalario si dimostra il solito narratore avvincente di sempre.  

Pierdomenico Baccalario, Questo libro contiene un delitto, Milano, Edizioni Piemme (“Il Battello a Vapore”), 2023; pp. 142

sabato 28 febbraio 2026

AGATHA CHRISTIE RACCONTA... MISS MARPLE ALLA RISCOSSA

Il genere letterario del poliziesco è noto in tutto in mondo con la denominazione mistery, noir o detective story ma in Italia è definito semplicemente giallo per la fortuna dell’omonima collana “Giallo Mondadori”, che dal 1929 ha pubblicato migliaia di titoli di romanzi e raccolte di racconti incentrate su delitti, misteri, furti, insomma storie con un crimine compiuto in un ambiente chiuso e con un numero ristretto di possibili colpevoli (da scoprire rigorosamente all’ultima pagina). Il titolo di massima giallista mondiale è da sempre appannaggio di Agatha Christie (1890-1976), prolifica autrice britannica con un’ottantina di opere in carriera tradotte in oltre cento lingue e più di due miliardi di copie vendute (per non parlare delle innumerevoli traslazioni sul grande e sul piccolo schermo). La Christie è nota ovviamente anche per due fortunatissimi personaggi seriali: il detective belga Hercule Poirot e la straordinaria investigatrice dilettante Miss Marple. Quest’ultima è quanto di più lontano dal prototipo dell’eroico risolutore di misteri intricati: ha i capelli bianchi raccolti in una crocchia, un’aria innocente e sembra costantemente impegnata a lavorare a maglia, insomma, parrebbe un’innocua vecchietta che si alterna tra l’hobby del giardinaggio e i lavori di ricamo, e tra l’altro ha passato la sua vita in un piccolo paese. In contrasto con le apparenze è invece una detective con un fiuto infallibile che le consente di risolvere il crimine più complicato, magari arrivando alla soluzione prima di Scotland Yard… Miss Marple alla riscossa è un’antologia che riunisce sette racconti tra i più famosi che Agatha Christie ha dedicato alla sua anziana investigatrice per diletto preferita e almeno quattro sono delle piccole gemme del genere. La raccolta prende avvio con Il Club del Martedì Sera, un racconto che rappresenta l’esemplificazione del "metodo Marple", dove l’enigma della macchia di sangue svanita rivela come il microcosmo di un villaggio contenga, in miniatura, l'intera fenomenologia del crimine umano. Notevole anche il successivo Miss Marple racconta un caso: un gioiello di narrazione retrospettiva in cui la protagonista, rievocando un omicidio avvenuto in una camera chiusa di un albergo, smonta un castello di prove apparentemente schiaccianti contro una cameriera analizzando unicamente i dettagli trascurabili del comportamento umano. Da segnalare anche Il caso della domestica perfetta, dove la Christie costruisce un sofisticato gioco di specchi e sostituzioni che brilla per la feroce osservazione delle gerarchie sociali e delle ipocrisie annidate tra le mura domestiche della borghesia britannica. L'antologia si chiude con Morte per annegamento, un racconto più cupo e d’atmosfera, dove la tragedia di una giovane vita spezzata solleva il velo sulle crudeltà provinciali, affrontate da Miss Marple con una pietas lucida e disincantata. In definitiva, questa antologia non è solo una sfilata di enigmi brillanti, ma un trattato sull'immutabilità della colpa nascosta sotto il velo della rispettabilità di provincia. Agatha Christie affida a Miss Marple il compito di dimostrare che non esiste dettaglio troppo infimo, o maglia troppo stretta, da non poter rivelare lo strappo di un delitto. È una lettura che restituisce il giallo alla sua dimensione più autentica: quella di un’indagine clinica sulle zone d’ombra dell’animo umano, condotta con una lucidità che non concede sconti a nessuno. D'altra parte, uno dei pochi occhi in grado di rendersene conto è proprio quello della detective non professionista partorita dall’acume della miglior giallista della storia della letteratura...

Agatha Christie, Miss Marple alla riscossa, Milano, Mondadori, 2016; pp. 151

mercoledì 21 gennaio 2026

IL SEGNO DEI QUATTRO: SHERLOCK HOLMES COLPISCE ANCORA

Uscito nel 1890,
Il segno dei quattro è il secondo romanzo dedicato dal dottor Arthur Conan Doyle (1859-1930) alla fortunata saga del leggendario detective Sherlock Holmes, a tre anni dall’esordio con Uno studio in rosso, ed è il libro che consegna all’autore scozzese un incredibile successo popolare, costringendolo d’ora in poi a convivere con il suo personaggio più famoso, tra gloria e vincoli creativi. La storia si apre in un momento di profonda noia del più grande investigatore del mondo: Holmes, immerso nell’apatia provocata dall’inoperosità, ricorre alla sua soluzione di cocaina al sette per cento, intanto anela a un caso complesso da risolvere e si diverte a dedurre catene di indizi apparentemente minimi, come quelli legati al vecchio orologio del suo compagno di avventure, il dottor Watson. L’occasione però bussa presto al numero 221B di Baker Street dove i due amici risiedono: Mary Mortsan, giovane governante, si rivolge al celebre detective per far luce su una vicenda misteriosa legata alla scomparsa del padre, ex militare in India. Da anni la ragazza riceve, puntualmente lo stesso giorno, una perla anonima, e l’incontro fissato per la sera stessa al Lyceum Theatre con l’ignoto donatore diventa il trampolino per una serrata indagine che trascinerà Holmes e Watson in una intricata rete di avidità, tradimenti e segreti antichi, dalle esotiche atmosfere del subcontinente indiano fino al serrato finale a tutta velocità sulle acque del Tamigi. Il segno dei quattro non è solo un giallo avvincente ma offre ai lettori l’occasione per osservare il meccanismo perfetto della deduzione, il funzionamento interno della mente di Holmes, e il suo rapporto simbiotico con Watson, voce narrante della storia e al tempo stesso specchio umano della ferrea logica dell’investigatore britannico. La suspense è dosata con sapienza, i colpi di scena arrivano puntuali, e l’epilogo è suffuso di un’ironia sottile, con l’immancabile sorpresa finale ai fiori d’arancio, che aggiunge una dimensione inattesa e quasi domestica a una trama altrimenti incalzante. Fin dalle prime pagine ci ritroveremo, come il buon Watson, in una posizione privilegiata per osservare le mille sfaccettare di un personaggio complesso e affascinante come Holmes, capace di catturare non solo il lettore, ma perfino la coscienza etica che sottende l’esotico mistero al centro de Il segno dei quattro. In poche parole il secondo romanzo della saga di Arthur Conan Doyle si rivela un vero classico della detective story, un meccanismo narrativo calibrato come un ingranaggio ad orologeria, ma anche un libro che sa farsi leggere con il cuore in gola, con la mente intenta a seguire ogni dettaglio e la soddisfazione di chi riconosce in Holmes il prototipo del perfetto investigatore, umano e mitico al tempo stesso. Assolutamente da non perdere.

Arthur Conan Doyle, Il segno dei quattro, Milano, Mondadori, 2016; pp. 144

martedì 20 gennaio 2026

UN MESE CON MONTALBANO: CAMILLERI RACCONTA

È il primo volume di racconti dedicato da Andrea Camilleri (1925-2019) al personaggio del commissario Salvo Montalbano, e già qui si avverte che non si tratta di un’operazione ancillare rispetto ai romanzi, ma di un vero e proprio laboratorio narrativo. Un mese con Montalbano, uscito nel 1998, raccoglie trenta racconti scritti tra il primo dicembre 1996 e il 30 gennaio 1998, con una scansione quasi programmatica: “a leggerne uno al giorno ci si impiega un mese paro paro”, come spiega l’autore nella nota conclusiva. Nel loro insieme offrono un mese di casi polizieschi, di deviazioni dal quotidiano, di smagliature nella normalità, che definiscono il perimetro umano e morale del celebre commissario di Vigàta. La varietà è il primo dato che colpisce: non tutti i racconti comportano fatti di sangue, anzi spesso l’indagine nasce da furti senza sottrazioni indebite, infedeltà coniugali o memorie rimosse. È un Montalbano che si muove in territori laterali rispetto al giallo classico, affidandosi più ai ghiribizzi estemporanei del “ciriveddro” che al codice penale. In L’odore del diavolo, forse il racconto più fortunato della raccolta, l’indagine prende avvio da una sensazione quasi fisica, da un disagio olfattivo e morale insieme: il male non è tanto nel crimine quanto nell’ipocrisia che lo circonda, e la soluzione arriva per accumulo di dettagli minimi, come spesso accade nel miglior Camilleri. Ne Il compagno di viaggio, nato da uno spunto del “Noir in Festival” di Courmayeur, il commissario si confronta con un incontro casuale che apre a una riflessione sul destino e sull’identità, mentre Il patto mette in scena un accordo silenzioso, ambiguo, che costringe Montalbano a misurarsi con i limiti della giustizia formale. Diverso ancora il tono de I miracoli di Trieste, dove il trasferimento geografico diventa occasione per osservare il personaggio fuori dal suo habitat naturale, a conferma che Vigàta è uno stato dell’anima (prima ancora che un luogo). Non mancano inoltre racconti che approfondiscono gli interessi culturali di Montalbano, per esempio la passione per la lettura, come accade nel giallo letterario al centro de La sigla. E talvolta la raccolta offre piccoli spaccati legati a personaggi di contorno, come il giornalista Niccolò Zito: da un suo invito a pranzo in famiglia per inaugurare la riapertura della casa estiva nasce il classico gioco a guardie e ladri con Francesco, il figlioletto dell’amico, nel godibile racconto intitolato proprio Guardie e ladri, che poi si sviluppa per davvero in un sorprendente poliziesco. Accanto a questi racconti più noti, la raccolta offre storie intriganti ambientate agli inizi della carriera del commissario, quasi a costruire una retrospettiva involontaria del personaggio, e casi minori solo in apparenza, che servono a definire meglio il suo rapporto con l’autorità, con il potere e con se stesso. Camilleri gioca apertamente con i generi e con le aspettative del lettore, ricordando che “la vita stessa, assai superiore in fatto d’invenzioni alla fantasia, non è che una pura coincidenza”. Un mese con Montalbano si rivela dunque molto più di una raccolta d’esordio: è il manifesto implicito di un mondo narrativo in espansione, dove il commissario appare già compiutamente umano, contraddittorio, insofferente alle semplificazioni, insomma, il commissario più amato dagli italiani. Un libro vario, spesso sorprendente, “macàri” necessario per capire da dove nasce il mito di Montalbano.

Andrea Camilleri, Un mese con Montalbano, Milano, Mondadori, 1998; pp. 358

sabato 16 agosto 2025

LA VARIANTE DI LÜNEBURG: L'ESORDIO DI PAOLO MAURENSIG

Opera prima di Paolo Maurensig (1943-2021), La variante di Lüneburg è un sofisticato giallo psicologico, i cui intrighi narrativi — raccontati attraverso una struttura a scatole cinesi — sono tutti indissolubilmente legati al gioco degli scacchi. La storia non a caso prende avvio facendo riferimento a una sanguinaria leggenda sul gioco, poi continua dipanando davanti al lettore le misteriose circostanze della morte di uno dei protagonisti, il maturo e ricco imprenditore viennese Dieter Frisch: il cadavere dell'uomo è stato ritrovato in un labirintico giardino, al cui centro campeggia un'enorme scacchiera con arbusti potati a ricordare i pezzi degli scacchi. Probabile suicida, anche se senza apparente motivo, Frisch era un cultore del gioco fin dall'infanzia e da anni dirigeva un'autorevole rivista di scacchistica. Da qui Maurensig fa macchina indietro, ricostruendo l'ultimo giorno di vita del defunto, un venerdì trascorso a lavorare a Monaco per poi tornare, secondo consolidata routine, nella villa di famiglia a Vienna in treno. Il tragitto Frisch e il fido braccio destro Baum lo trascorrono come sempre, giocando a scacchi in un vagone desolatamente vuoto. Stavolta, però, a turbare il gioco, si aggiunge un terzo incomodo: si tratta di Hans Mayer, un giovane in evidente difficoltà, che sopravvive disegnando ritratti umoristici e che un tempo era stato un campione di scacchi. I due ascoltano la storia del giovane, caratterizzata da una passione devastante per il gioco che lo aveva spinto sull'orlo del baratro (e a un passo dal successo), dopo che il suo grande maestro — l'enigmatico e misterioso Tabori — era sparito all'improvviso dalla sua vita. Era poi riapparso anni dopo, con un segreto da rivelare al suo ritrovato protetto (e un compito da portare a termine) giusto un attimo prima di morire. Mayer dovrà appunto raccontare lo stesso segreto a Frisch, prima di mostrargli la misteriosa eredità che ha promesso di consegnare all'affarista da parte del maestro, che evidentemente in passato aveva avuto modo di conoscerlo. Nel frattempo però Baum è arrivato a destinazione, così il proseguimento del racconto è rivolto al solo Frisch. La parte conclusiva del romanzo ci porta indietro nelle maglie del tempo, in una rilettura metaforica del conflitto al centro degli scacchi, nello scenario più terribile e singolare che si possa immaginare: durante l'Olocausto, a Bergen-Belsen, uno dei campi di sterminio nazisti più tremendi della seconda guerra mondiale. È qui che si giocherà una sfida a scacchi che, in tempo di pace, avrebbe potuto avere in palio la corona mondiale; in tempo di guerra, invece, ha la posta in gioco più alta che si possa immaginare. Il riferimento alla variante di Lüneburg (che nella scacchistica non esiste) richiama appunto la piana dove fu costruito il campo di Bergen-Belsen e simbolicamente nella storia sembra rappresentare il ruolo del destino nell’eterna lotta tra bene e male che caratterizza la storia umana. Nel complesso La variante di Lüneburg è uno splendido romanzo breve sul valore della memoria e sulla passione esclusiva per il gioco per eccellenza tra i giochi di strategia. Nella storia, ça va sans dire, si avvertono evidenti assonanze con la celebre Novella degli scacchi di Stefan Zweig. Assolutamente da scoprire.

Paolo Maurensig, La variante di Lüneburg, Milano, Adelphi, 2022; pp. 158

domenica 18 maggio 2025

SE LA FILOSOFIA DI ARISTOTELE SI TINGE DI GIALLO…

La canadese Margaret Doody è una scrittrice per diletto, di professione insegna inglese e letteratura comparata alla Vanderbilt University: nel suo Aristotele detective mette in campo il mitico filosofo di Stagira nelle (teoricamente) per lui inedite vesti di investigatore. Un’operazione non troppo diversa da quella vista ne Il nome della rosa di Umberto Eco: un omicidio, un frate investigatore, un ambiente chiuso come un’abbazia, insomma tutti gli ingredienti classici del giallo, colorato da Eco a modo suo, grazie anche ai dettagliati studi da lui svolti su quel particolare periodo storico. Anche la Doody gioca la stessa carta: un delitto, un investigatore insospettabile e un contesto storico rigorosamente ricostruito. Il romanzo della Doody è la dimostrazione pratica di cosa succederebbe applicando il sillogismo aristotelico ad un delitto: la risposta, stando all’autrice canadese, è che avremmo trovato il primo prototipo di Sherlock Holmes della storia, o meglio di Nero Wolfe, dato che Aristotele è una mente ordinatrice di indizi raccolti dalla classica spalla, in questo caso un giovanotto ateniese di nome Stefanos, suo ex studente del Liceo, volenteroso, simpatico, ma non abbastanza sveglio da ordinare in proprio un’indagine che lo tocca direttamente. Perché accade che Stefanos sia uno dei primi testimoni dell’omicidio del facoltoso oligarca Boutades e che dell’omicidio sia incolpato a sorpresa proprio un cugino latitante di Stefanos, che dovrà improvvisarsi suo difensore in aula. Sulla scena del delitto pare non siano stati ritrovati indizi significativi, almeno per gli occhi comuni, non per quelli di Aristotele, che se li fa esporre da Stefanos “come se si trattasse di un problema di geometria”: poi ragiona, stabilisce collegamenti ed utilizza il suo ex studente in qualità di esecutore materiale delle indagini. Ed alla fine Aristotele arriva ovviamente alla soluzione del caso, affidando l’incarico di esporla con logica implacabile a Stefanos, che smaschererà il vero colpevole come un Perry Mason in versione ellenica, nel corso della sua arringa finale. In Aristotele detective alla buona idea di base segue un magistrale svolgimento: l’ambientazione è puntuale e calata nel periodo in modo impeccabile (siamo nell’Atene del IV secolo a.C., è bene ricordarlo), la rappresentazione di Aristotele è credibile, la storia funziona e la suspense regge sino all’ultima pagina, come in ogni buon giallo che si rispetti. Il successo dell’idea ha reso Aristotele detective l’episodio apripista di una serie poliziesca che a buon diritto può definirsi “classica”… E per giunta battendo sul tempo anche Il nome della rosa, dato che Aristotele detective uscì nel 1978, in leggero anticipo rispetto al fortunato bestseller pubblicato nel 1980 dal professor Eco. Tra parentesi, il romanzo della Doody ha anche l’innegabile merito di rendere la logica una lettura intrigante fino all’immancabile soluzione ad effetto che un buon giallo svela soltanto alla fine. Insomma, chi avrebbe mai immaginato che il vero antesignano del detective moderno parlasse in greco antico e ragionasse per sillogismi?

Margaret Doody, Aristotele detective, Palermo, Sellerio, 1999; pp. 449

martedì 30 gennaio 2024

IL MISTERO DEL CADAVERE SENZA TESTA

Lo scrittore imolese Luca Occhi si è autodefinito bancario per necessità e scrittore per inclinazione, in particolare è stato tra i fondatori di Officine Wort ed è stato pubblicato con i suoi racconti in almeno una ventina di antologie. Con Il mistero del cadavere senza testa si misura con la narrativa per ragazzi contaminata col giallo. Il romanzo prende avvio in un quartiere malfamato nella Bologna del primo Novecento, seguendo le tracce della scalcinatissima Banda dei Topi, un gruppo variegato di orfani senza famiglia di cui fa parte il protagonista, che si chiama Emilio e cerca ogni giorno di mettere qualcosa sotto ai denti. Tutto cambio quando il ragazzino incontra un bizzarro personaggio venuto dall’umida terra d’Albione, uno strano turista britannico che fondamentalmente lo prende al suo servizio per trovare un posto dove dormire pagando poco e una serie di osterie a prezzi contenuti, in quanto sembra dedicarsi soprattutto a stordirsi con l’alcool e sperperare i suoi soldi sul tavolo da gioco. Tutto cambia quando una nobildonna poco abituata ai rifiuti si rivolge al turista in questione chiedendogli di indagare sulla misteriosa scomparsa del marito, il conte Ludovico Gisberto Testa Piccolomini, apparentemente sparito nel nulla da tre giorni senza che le forze dell’ordine abbiano cavato un ragno da un buco. Ci si potrebbe chiedere come mai una contessa che ottiene sempre quel che vuole si rivolga proprio a un forestiero in balia del vino e del gioco d’azzardo… La scelta sembra molto più logica conoscendo l’identità del turista in pensione, trattandosi dell’Ispettore Lestrade in libera uscita e ormai disilluso in seguito alla scomparsa del celeberrimo Sherlock Holmes con cui aveva collaborato più volte nella sua carriera, il mitico investigatore di sir Arthur Conan Doyle il cui ricordo indelebile aleggia su tutta la storia. Gli darà una mano a interrogare i vari sospettati proprio il piccolo Emilio, che si aspetta che Lestrade lo abbandoni appena avrà deciso di tornare a Londra, ma che dimostra a più riprese di essere in grado di cogliere dettagli che non tutti riescono ad osservare. Il mistero del cadavere senza testa continua illustrandoci la serrata indagine di questo strano duo di personaggi per le strade di Bologna e dintorni, fino all’immancabile soluzione, che arriverà lasciandoci di stucco come in ogni giallo che si rispetti. L’alchimia tra la narrativa per ragazzi e il giallo funziona fin dalle prime pagine e ci obbliga in modo implacabile a perderci nei meandri della storia in cerca della verità. In sottofondo al mistero l’autore ci racconta anche una bella storia di formazione e di riscatto attraverso il giovane protagonista, che sogna una vita diversa in cui mettere a frutto le sue capacità. Assolutamente da leggere.

Luca Occhi, Il mistero del cadavere senza testa, Milano, Pelledoca, 2023; pp. 159

venerdì 6 ottobre 2023

IL MISTERO DEL LONDON EYE

Si tratta del libro più famoso di una delle più grandi autrici di narrativa per ragazzi degli ultimi anni, Siobhan Dowd (1960-2007), scrittrice ed attivista inglese di origini irlandesi. Il mistero del London Eye ha vinto numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui il prestigioso Premio Andersen assegnato nel 2012 dall’omonima rivista italiana al libro tradotto nel nostro paese dalla casa editrice uovonero. Come si può intuire dal titolo, la storia ruota intorno a un classico impianto giallo e racconta lo strano caso dell’inspiegabile sparizione di un adolescente scomparso nel nulla durante un giro di trenta minuti a bordo del London Eye, la celebre ruota panoramica sulla riva sinistra del Tamigi che regala ai visitatori uno spettacolare scorcio di Londra dall’alto. Il ragazzo in questione si chiama Salim, viene da Manchester ed ha quattordici anni: i suoi genitori sono divorziati e la madre, Gloria, prima di trasferirsi a New York col figlio, ha deciso di passare a salutare la famiglia della sorella a Londra. E Salim, dopo aver ritrovato i due cugini Ted e Kat, praticamente degli sconosciuti (anche se li trova simpatici a prima vista), ha chiesto e ottenuto di fare un giro sul London Eye l’indomani. Il problema è che il giorno dopo, arrivati di fronte all’iconica ruota di bicicletta diretta verso cielo, hanno trovato una coda chilometrica alla cassa, ma un tizio è sbucato dal nulla offrendo loro un biglietto in quanto costretto a rinunciare all’ultimo secondo. Lo prende Salim, l’unico che non sia mai salito sul London Eye, e nei trenta minuti successivi i due fratelli lo seguono con lo sguardo fino al momento in cui i battenti della capsula si aprono e tutti i passeggeri ne escono fuori tranne il cugino… I due ragazzi, ça va sans dire, inizieranno ad indagare di pari passo con la polizia, e nelle ricerche si rivelerà sorprendentemente utile il fiuto investigativo del buon Ted, che è un autistico (per dirla con le sue parole) dotato di un cervello dove gira un sistema operativo diverso dalle altre persone: infatti non sa leggere le emozioni sui volti della gente, non comprende il senso riposto delle metafore, quando va in cortocircuito emotivo inizia a sfarfallare con le mani ed ha una vera e propria fissazione per la meteorologia. Elementi così diversi sorprendentemente lo aiuteranno a sbrogliare l’intricato bandolo della matassa, che resterà indecifrabile e ricca di suspense fino alla fine. Il mistero del London Eye è davvero un’imperdibile chicca narrativa a partire dall’irresistibile voce narrante di Ted, che ci racconta la vicenda dalla sua originalissima prospettiva. In tralice il romanzo della Dowd riesce ad attraversare con insostenibile leggerezza (ma grande profondità) varie tipologie di diversità, dall’autismo al razzismo, raccontando al contempo una splendida storia di formazione in cui un protagonista svantaggiato riesce a superare le proprie idiosincrasie e a crescere anche sul versante dell’autonomia personale. Azzeccata anche la scelta del plot giallo, che assicura suspense fino all’ultima pagina. Un romanzo per ragazzi assolutamente da non perdere.

Siobhan Dowd, Il mistero del London Eye, Crema, uovonero, 2018; pp. 252

martedì 28 febbraio 2023

IL LATO SINISTRO DEL CUORE: LA NARRATIVA BREVE DI CARLO LUCARELLI

Che Carlo Lucarelli sia il più fulgido talento del giallo nazionale è cosa ormai assodata, anche da scrittori del calibro di Andrea Camilleri, che talvolta ha omaggiato il giovane collega attraverso sibillini giudizi letterari espressi dal commissario Montalbano. Impeccabile nella misura ‘canonica’ del romanzo giallo (pensiamo a gioielli come Almost blue, L’isola dell’angelo caduto o Un giorno dopo l’altro) ma autore anche di notevoli racconti lunghi (leggere in merito una delizia non indispensabile come Laura di Rimini), Lucarelli si è sempre dimostrato a suo agio sia con le ambientazioni contemporanee che con quelle storiche, sia con personaggi seriali che con creazioni destinate ad una vita letteraria conclusa nel volgere di un libro. Nel curriculum dell’autore non sono neppure mancati singolari esperimenti nati magari sulle colonne di quotidiani (come Autosole) o ibridi letterari a metà strada tra inchiesta e fiction (come Compagni di sangue), né ovviamente sono mancati racconti, pubblicati su riviste di varia estrazione, magari finora reperibili soltanto online e quindi riuniti (non tutti ma almeno la maggior parte) nella raccolta Il lato sinistro del cuore, che ne assortisce ben cinquantatré. Di misura varia, talvolta nati per sperimentare uno stile o focalizzare un’idea, altre volte scritti su commissione, l’unico vero Leitmotiv costante in questi racconti è indubbiamente l’elemento diabolico, una sinistra atmosfera che aleggia intorno alle varie storie, a prescindere che il loro obiettivo sia muovere il riso, suggestionare o terrorizzare. Tra leggenda metropolitana e mito suburbano, Lucarelli si muove sinuosamente sulle orme del diavolo e del male, ovunque si annidi, tra l’oscurità che avvolge un museo durante la notte, come accade ne Il silenzio dei musei, oppure nella ruspante ambientazione in cui si svolge la ricostruzione del mistero de I garganelli al ragù della Linina, un’inchiesta impropria ma non meno accattivante. Pagina dopo pagina ne Il lato sinistro del cuore, che peraltro è il titolo che presta all’intera racconta un godibilissimo racconto, si alternano storie d’ispirazione kafkiana come C’è un insetto sul muro, o l’inquietante La tenda nera, e ancora una storia che potrebbe casualmente accadere a chiunque come Telefono sostitutivo, la resa dei conti del sottotenente tedesco Reinhardt Klotz nel racconto omonimo, gli strani fatti narrati in Jubileo, il torbido omicidio de Il conte, l’inspiegabile fenomeno lunare raccontato via etere in Radiopanico, il panico in prospettiva dal basso di Ottobre, una gustosa rivisitazione del mostro di Frankenstein come Julian. Per usare le parole dello stesso Lucarelli, il talentuoso giallista ha “cercato di fare l’unica cosa che uno scrittore, di romanzi o racconti che sia, deve fare quando scrive: raccontare una storia che gli piace nel miglior modo possibile e con le parole più belle che sa”. Ne Il lato sinistro del cuore c’è pienamente riuscito, per l’ennesima volta.

Carlo Lucarelli, Il lato sinistro del cuore, Torino, Einaudi, 2003; pp. 370

venerdì 6 maggio 2022

IL LADRO DI MERENDINE DI ANDREA CAMILLERI

Si tratta del terzo giallo che Andrea Camilleri (1925-2019), regista e sceneggiatore siciliano, ha dedicato al fortunato personaggio di Salvo Montalbano, il sagace commissario di Vigàta, cittadina siciliana immaginaria ma caratteristica a tal punto quasi da superare la realtà. Il ladro di merendine inizia mostrandoci gli sforzi ciclopici del protagonista per evitare lo spettro di un avanzamento gerarchico che gli imporrebbe di trasferirsi altrove, rinunciare all'amato modus vivendi, oltre che ai capricci investigativi che solo Vigàta ed i suoi fedeli collaboratori da sempre possono consentirgli. L'indagine vera e propria stavolta è duplice ed incentrata sulla connessione che Montalbano intravede tra l'omicidio di un pescatore tunisino imbarcato in un peschereccio siciliano finito in acque internazionali (e mitragliato da una motovedetta tunisina) e quello di Aurelio Lapecora, un commerciante di Vigàta che è stato accoltellato nell'ascensore di casa: riguardo al secondo omicidio, in particolare, i sospetti cadono ben presto sulla vedova, che forse il marito tradiva con una bellissima tunisina che si occupava delle pulizie domestiche. L'insperato collegamento tra i due omicidi spunta fuori in carne e ossa in un bambino che ruba le merendine a scuola e sembra nascondersi da un segreto terribile. Ne Il ladro di merendine a questo punto acquista spessore soprattutto la figura di Livia da Boccadasse, Genova, l'eterna fidanzata ligure di Montalbano che qui intravede un possibile futuro di madre (e moglie): si tratta però di un futuro che il buon commissario cercherà di ritardare al pari della promozione incombente. Il romanzo è ovviamente scritto nell'originale pastiche di italiano e dialetto siciliano che è diventato il marchio caratteristico della narrativa di Camilleri e, oltre al tradizionale avvincente intreccio poliziesco della serie dedicata a Montalbano, presenta uno spaccato sociale narrato in modo efficace e mai banale. Davvero un romanzo avvincente e notevole.

Andrea Camilleri, Il ladro di merendine, Palermo, Sellerio, 1996; pp. 250

giovedì 24 marzo 2022

SOLUZIONE FINALE: UN GIALLO TRA SHOAH E SHERLOCK HOLMES

Lo scrittore americano Michael Chabon, classe 1963, è l’autore di psichedeliche delizie narrative come Wonder Boys o come il monumentale Le avventure di Kavalier e Clay. Con Soluzione finale si è cimentato nella narrativa per ragazzi scrivendo un piccolo gioiello di concisione ed intensità: in particolare si tratta di un (riuscito) omaggio alla tradizione della detective story britannica, con un plot davvero intrigante ambientato durante il secondo conflitto mondiale. La storia prende avvio nel 1944 nella verde campagna inglese: ad un vecchio ed energico signore sulla novantina sembrano interessare più le proprie api che non la guerra che sta infiammando in Europa, ormai giunta ad un cruciale punto di svolta. L’anziano apicoltore  sembra una versione incanutita del mitico investigatore Sherlock Holmes, che ricorda in modo davvero inquietante (anche se tale impressione non è mai confermata esplicitamente). Al vecchio protagonista in un tranquillo giorno d’estate capita di incontrare sulla propria strada un bambino molto particolare, Linus Steinman, al quale la ferocia della Germania nazista a nove anni ha già strappato la famiglia e sembra aver cancellato anche la favella. Ma, se il povero Linus è rimasto senza parole, il suo inseparabile compagno di viaggio è invece un uccello parlante, un loquace pappagallo africano che suole declamare in continuazione una strana tiritera numerica in tedesco, una misteriosa litania in merito alla quale si potrebbe pure immaginare trattarsi di un codice utilizzato dai nazisti o chissà quale strana diavoleria cifrata. Come in ogni giallo che si rispetti, a un certo punto ci scappa pure il morto ed è allora che il vecchio protagonista ritorna in azione per risolvere il mistero. Nel tragitto che conduce il lettore fino allo scioglimento dell’enigma, in ossequio al titolo Chabon ci offre anche un fulminante squarcio della Shoah. Il risultato è un piccolo romanzo appassionante fino all’ultima pagina che conferma appieno il notevole talento di Michael Chabon. Insomma, Soluzione finale è un delizioso omaggio al leggendario detective di sir Arthur Conan Doyle, che si aggiunge, sebbene in modalità atipiche, alle tante  riprese holmesiane da La soluzione sette per cento in poi. Da provare.

Michael Chabon, Soluzione finale, Milano, Rizzoli, 2006; pp. 166

sabato 19 febbraio 2022

LA PIRAMIDE DI BABEL: UN GIALLO TRA SOCIAL E BANCHI DI SCUOLA

Autore di racconti e romanzi noir, Alessandro Bertelli con La piramide di Babel ha realizzato un originale esempio di giallo d’ambientazione scolastica, dato che a tutti gli effetti questo romanzo breve racconta una storia basata sulla scomparsa della professoressa Belotti, la classica (tremenda) docente di Matematica e del rapporto che in questa situazione si crea con una delle sue vittime preferite, Federico Villani, uno studente che con l’algebra e i piani cartesiani proprio non riesce ad andare d’accordo. Per il buon Federico tutto comincia con la classica giornata nera dove, in ossequio alla celebre Legge di Murphy, «se qualcosa può andare storto, lo farà»: in effetti il quattro rimediato nella verifica di algebra dal protagonista provoca l’immancabile punizione di marca tecnologica da parte della di lui madre, consistente nella requisizione di ipad e smartphone con aggiunta di divieto di uscite con gli amici, compresa la mitica festa di Mattia di sabato prossimo. Federico riesce comunque ad aggirare la ‘pena’ cercando di contattare gli amici via social col computer (incustodito) del padre ed è allora che riceve una strana richiesta di amicizia dal misterioso Babel, a cui sul momento non dà neanche troppa importanza… A nulla servono gli sforzi del ragazzo per farsi interrogare dalla terribile Belotti per migliorare la situazione, anzi, tra i due nasce un diverbio che spedisce Federico direttamente davanti al preside… Da qui la storia si fa strana per l’inspiegabile scomparsa della professoressa, che sconcerta la propria famiglia e la scuola sparendo letteralmente nel nulla: proprio Federico riceverà dall’imperscrutabile Babel la notizia che la docente è finita in una non meglio specificata piramide e, subito dopo, le credenziali per collegarsi con lei tramite il programma ScreamDream. Peccato che ScreamDream sia una leggenda metropolitana… E in ogni caso Federico è atteso da una missione apparentemente impossibile: imparare a comunicare con la sua nemica dichiarata. Riuscirà a fare la cosa giusta e rimettere a posto le cose? Dovremo scoprirlo in uno sviluppo ricco di colpi di scena e di punti interrogativi, ovviamente.  Ne viene fuori una bella storia che, nonostante l’effettiva brevità, tratteggia un bello spaccato di una scuola superiore dei nostri giorni allestendo una variegata galleria di personaggi: l’amico che sparisce davanti alle prime difficoltà, l’immancabile primo della classe, la ragazza bella e irraggiungibile, e un pugno di adulti (genitori e prof) con cui l’adolescente protagonista non riesce a comunicare per davvero. È La piramide di Babel, e il consiglio è di gustarsi questo breve romanzo giallo centellinandolo pagina per pagina…

Alessandro Berselli, La piramide di Babel, Torino, Loescher, 2015; pp. 112

sabato 18 dicembre 2021

L'OCCHIO DI VETRO: CORNELL WOOLRICH RACCONTA...

 

Cornell Woolrich, nato nel 1903 e morto nel 1968, è un nome di primo piano del noir del Novecento americano, e merita di essere ricordato ad libitum per aver fornito spunto a un capolavoro cinematografico come La finestra sul cortile del grande Alfred Hitchcock. L'occhio di vetro è un delizioso romanzo breve di formazione con retrogusto giallo che vede protagonista un dodicenne americano di nome Frankie, un tipo sveglio che ama barattare oggetti improbabili con i coetanei per accumulare un "capitale" maggiore di quello di partenza. Tutto cambia quando viene interrotto nel bel mezzo di una transazione difficile dal padre, arrivato all’improvviso per riportarlo bruscamente a casa perché si è davvero fatto troppo tardi e la mamma lo sta chiamando da un sacco di tempo. Il buon Frankie così si ritrova in mano quella che pare una solenne fregatura, dato che ha accettato di scambiare una palla da baseball di terza mano con un occhio di vetro, peraltro apparentemente in buone condizioni, ma di fatto inutile. A casa il ragazzino apprende che il nervosismo del padre è dovuto al fatto che in polizia gli hanno tolto l'incarico di detective sbattendolo dietro a una scrivania a fronte di un lavoro poco eccitante e meno retribuito. Come fare per dargli una mano? Un intricato caso di omicidio con cui fare colpo sui superiori sarebbe davvero perfetto, così Frankie prova a sondare l'unico indizio interessante che gli sia capitato in mano, chiaramente l'occhio di vetro, che di solito è un effetto personale che non si cambia per un altro modello, soprattutto se è in buono stato come quello di cui è entrato in possesso con l'ultimo baratto. Sarà l'occasione per indagare a ritroso in cerca del proprietario per accettarsi che non sia scomparso nel nulla. E noi lettori seguiremo questa anomala indagine attraverso il punto di vista dal basso di Frankie, che dovrà barcamenarsi tra i compiti di scuola, gli orari di casa e le sue limitazioni… anagrafiche per risolvere il caso. Già, perché ben presto Frankie, con un piccolo aiuto da parte dell’amico Scanlon (ovvero quello che gli ha rifilato l’occhio di vetro), seguendo à rèbours la pista del suo unico indizio, si renderà conto che forse di mezzo potrebbe esserci davvero un assassino. Riuscirà il nostro piccolo eroe a risolvere il caso e salvare la pelle? Lo scopriremo, neanche a dirlo, in un crescendo di suspense. Assolutamente da provare.

Cornell Woolrich, L’occhio di vetro, Roma, Orecchio Acerbo, 2019; pp. 96

domenica 28 novembre 2021

IL MISTERO DEGLI STUDI KELLERMAN, UN GIALLO PER RAGAZZI DI KEN FOLLETT

Gallese originario di Cardiff, classe 1949, Ken Follett dalla fine degli anni Settanta con l’uscita del romanzo di spionaggio La cruna dell’ago figura stabilmente ai vertici delle classifiche internazionali di bestseller, ma quando era un giovane scrittore sconosciuto ha pubblicato sotto pseudonimo un paio di libri di narrativa per ragazzi che poi la Mondadori ha pubblicato sull’onda del successo internazionale dell’autore: si tratta del romanzo di fantascienza Il pianeta dei bruchi e di un giallo come Il mistero degli Studi Kellerman, che anticipa in chiave minore il genere privilegiato e molti dei temi ricorrenti della narrativa di Follett. Il protagonista della storia è Mick Williams, un ragazzino che vive in un quartiere popolare di Londra con la mamma in un bilocale senza troppe pretese e che cerca di dare una mano consegnando i giornali a domicilio con la bicicletta nella zona per un edicolante, il signor Thorpe. Un giorno si ritrova come collega Randall Izard, detto Izzie, che si è trasferito nella scuola che anche Mick frequenta, e ben presto i due diventano amici inseparabili. Le cose si complicano quando Mick legge sul giornale che prossimamente gli Studi Kellerman di via del Canale –un grande teatro di posa chiuso da oltre un anno che si trova davanti a casa sua – diventeranno un albergo di lusso: subito dopo il giovane protagonista apprende dalla mamma che purtroppo tutti i fatiscenti palazzi circostanti saranno demoliti per favorire questo progetto immobiliare, infatti tutte le famiglie in affitto nella zona hanno già ricevuto lo sfratto. Nel frattempo Mick segue con entusiasmo le mirabolanti rapine messe a segno dalla Banda Mascherata, un gruppo di criminali che derubano banche mettendosi in fila travestiti da normali clienti. Tutto cambia quando Izzie rivela a Mick che conosce un passaggio segreto per entrare negli Studi Kellerman di nascosto e i due ragazzi per gioco decidono di dare un’occhiatina, incuriositi dal fatto che, anche se dovrebbero essere deserti, un furgone vi entra con sospetta regolarità. I nostri improvvisati eroi decideranno di investigare con la riposta speranza di evitare alla gente di via del Canale di finire sulla strada ma, ovviamente, si ritroveranno loro stessi in mezzo ai guai... Il mistero degli Studi Kellerman è soltanto un piccolo giallo per ragazzi di un centinaio di pagine e rotti, ma Follett racconta la storia con una gradevole verve e riesce con pochi tratti a disegnare anche una convincente galleria di personaggi di contorno. Da provare.

Ken Follett, Il mistero degli Studi Kellerman, Milano, Mondadori, 2012; pp. 109

domenica 30 maggio 2021

ASSASSINIO SULL’ORIENT EXPRESS, UN CLASSICO DEL GIALLO

Senza dubbio Assassinio sull’Orient Express insieme a Dieci piccoli indiani è uno dei gialli a orologeria che hanno fatto la fortuna della signora del brivido, Agatha Christie (1890-1976), celebre scrittrice e drammaturga britannica diventata un vero e proprio mito letterario grazie a due personaggi seriali del calibro di Miss Marple e del detective Hercule Poirot. Assassinio sull’Orient Express prende avvio alle cinque del mattino nella stazione di Aleppo, in Siria, dove il noto investigatore belga ha appena risolto un caso importante su richiesta del governo francese: Poirot è diretto verso Istanbul, dove ha intenzione di passare qualche giorno da turista – tra parentesi la Christie scrisse il romanzo proprio qui, nella stanza 441 dell’Hotel Pera Palais – ma un telegramma lo costringe a ripartire subito alla volta di Londra. Il detective cerca di prenotare un posto su un vagone letto dell’Orient Express, ma nonostante nella stagione invernale i viaggiatori siano sempre pochi, scopre che stranamente non ci sono posti disponibili, riuscendo comunque a trovarne uno grazie all’amico Monsieur Bouc, direttore della compagnia ferroviaria. Nel vagone ristorante il protagonista conosce un ricco imprenditore americano, Ratchett, che tenta di ingaggiarlo perché teme d’essere ucciso, ma Poirot rifiuta perché a pelle non gli va a genio. La notte successiva il treno resta bloccato da una tormenta di neve e l’indomani viene scoperto proprio il cadavere di Ratchett, assassinato con dodici pugnalate. Poirot, su richiesta dell’amico Bouc, accetta di indagare: prima perquisisce lo scompartimento della vittima trovando una serie di indizi apparentemente insignificanti, quindi inizia ad interrogare tutti i sospettati che viaggiano sull’Orient Express. Da qui Poirot comincerà a dipanare una complessa matassa di interconnessioni umane per arrivare all’immancabile soluzione dell’intricatissimo caso, peraltro ispirato alla tragica vicenda di cronaca nera che colpì il celebre aviatore americano Charles Lindbergh all’inizio degli anni Trenta. Assassinio sull’Orient Express è un implacabile meccanismo narrativo in cui la Christie ha sublimato tutte le convenzioni del genere giallo: un ambiente chiuso come un leggendario treno bloccato dalla neve in mezzo al nulla, un crimine apparentemente insolubile, una serie di indizi che non sembrano portare da nessuna parte, un gruppo di sospettati a prima vista senza niente in comune. Voilà, il delitto è servito, e il lettore sfidato ad aguzzare l’ingegno per risolvere il mistero o scoprirlo pagina dopo pagina in un crescendo di suspense. Un grande classico.

Agatha Christie, Assassinio sull’Orient Express, Milano, Mondadori, 1987; pp. 191

domenica 23 maggio 2021

TRASH, UN GIALLO D’INCHIESTA NATO DALLA SPAZZATURA

Andy Mulligan, classe 1966, originario di Londra, dopo la laurea a Oxford ha fatto il direttore teatrale per dieci anni, poi ha insegnato Inglese e Drammaturgia alternandosi tra l’India, le Filippine e il Brasile, quindi ha esordito come autore di narrativa per ragazzi, centrando il successo internazionale proprio con Trash nel 2010, un romanzo che poi nel 2014 è stato traslato sul grande schermo da Stephen Daldry, il regista di Billy Elliot. La storia al centro di Trash prende avvio in India, a Behala, un sobborgo di Calcutta, e vede protagonisti tre ragazzini di quattordici anni, Raphael, Gardo e Ratto, che sopravvivono rovistando tra i rifiuti della vasta discarica locale, per poi smistarli e venderli a peso. Ovviamente hanno a che fare soprattutto con l’immondizia prodotta dagli abitanti della baraccopoli circostante, quindi in parecchi dei sacchetti che i tre squarciano con i loro rampini si trova quasi sempre quella che loro chiamano stuppa, ovvero escrementi umani, perché negli slums suburbani l’acqua corrente e i servizi igienici sono un optional rarissimo degli alloggi di fortuna in cui vivono gli esponenti più poveri e sfortunati della razza umana, che fanno i propri bisogni dove capita e li raccolgono con carta di giornale (o quello che c’è) per poi gettarli via con la spazzatura. Un bel giorno, però, mentre Raphael sta girovagando a piedi nudi con Gardo per la discarica, al ragazzo capita una bella sorpresa: un borsello con dentro un sacco di soldi, documenti, una mappa e una chiave di piccole proporzioni (senza indizi su cosa esattamente possa aprire). Non c’è neanche il tempo di gioire della fortuna insperata che si fanno avanti con grande energia i poliziotti, che sembrano davvero pronti a tutto per recuperare l’oggetto: dopo lo sconforto iniziale, i due ragazzi decidono di coinvolgere anche Ratto per scoprire cosa bolle in pentola, visto che sembra molto importante per la polizia. Così, con calma e metodo, i tre cominciano a indagare per trovare la serratura della chiave misteriosa, imbattendosi in un codice cifrato complicatissimo e ritrovandosi dentro una brutta storia di malapolitica che in tanti vorrebbero tenere segreta. Trash si sviluppa come un gradevole cocktail tra un romanzo d’avventura e un anomalo giallo d’inchiesta raccontato da una spiazzante prospettiva multipla che ogni volta costringe il lettore a mettersi nei panni di un personaggio diverso - Raphael, Gardo e Ratto, ovviamente, ma anche il missionario Padre Juilliard e l’assistente Olivia Weston –. Insomma, una storia intricata ma anche avvincente e con l’immancabile happy ending in agguato. Assolutamente da provare.

Andy Mulligan, Trash, Milano, Rizzoli, 2014; pp. 277 

sabato 3 aprile 2021

TIM SPECTER E IL CLUB DELLA PAURA

Nell’ombrosa Londra di fine Ottocento Tim Specter è indiscutibilmente il più grande cacciatore di fantasmi della sua epoca, sempre accompagnato nelle sue avventure dal suo maggiordomo Jonathan Wilfrid, fedele quanto brontolone. A dir la verità Tim Specter, più che un cacciatore di ectoplasmi, è una sorta di “liberatore” di fantasmi dalle catene che ancora li tengono legati alla nostra realtà. In particolare Il Club della Paura prende avvio da un momento di pausa che il protagonista decide di prendersi dalla caccia alla sua nemesi, il mostruoso Thaddeus Mirkola, inspiegabilmente evaso dal carcere di Newgate, per rispondere all’invito dello stravagante Club della Paura, un’associazione di curiosi personaggi che sono soliti riunirsi nello spettrale castello dei Dragonwyck per raccontarsi storie di fantasmi in una magione atta alla bisogna. Tra parentesi nel castello da qualche tempo uno spettro si aggira per davvero, ed è appunto quello del padrone di casa, misteriosamente defunto durante una cena del club e fermamente convinto di essere stato assassinato da uno degli ex compagni. Riuscirà il nostro eroe a dipanare il gomitolo della complessa matassa? Forse, e passando per un nugolo di storie di spettri che ogni componente del Club della Paura vorrà assolutamente infliggere a lui e al suo maggiordomo in ossequio alla tradizione. Le cose sono destinate a complicarsi quando Tim Specter tramite un sogno riuscirà ad intravedere un modo per assicurare Mirakola alla giustizia, anche perché una vittima del suo tremendo avversario è la sua amata moglie Elizabeth. George Bloom (pseudonimo letterario dello sceneggiatore di fumetti Marco Nucci) ha inventato una saga per ragazzi che racconta situazioni di marca sovrannaturale attraverso il registro comico, con frequenti onomatopee e usando un tono spesso irresistibilmente ironico. Tra le storie nella storia da segnalare quella che fa da premessa al romanzo vero e proprio, davvero deliziosa. Arricchiscono il libro le illustrazioni di Paolo Gallina. Da provare.

George Bloom, Tim Specter. Il Club della Paura, Firenze-Milano, Giunti, 2019; pp. 231

giovedì 4 marzo 2021

LA LEGGENDA… DEL GIOVANE SHERLOCK HOLMES

Sir Arthur Conan Doyle è diventato celeberrimo con uno dei personaggi più noti della storia della letteratura, l’unico e inimitabile Sherlock Holmes, investigatore di rara sagacia, capace di decifrare indizi incomprensibili per i ‘normali’ detectives, sempre in coppia con l’inseparabile Dottor Watson. L’investigatore britannico divenne così noto con la serie di romanzi e racconti del suo autore, tanto che la il numero 221B di Baker Street, residenza ‘ufficiale’ di Holmes e Watson, costituisce ancora oggi una visita obbligata per i fedeli lettori di una saga così celebre da innescare seguiti, come ad esempio La soluzione sette per cento di Nicholas Meyer, che divenne anche un film. La produzione più recente da questo punto di vista è anche la più originale: alludiamo a L’occhio del corvo dell’autore canadese Shane Peacock, sceneggiatore, giornalista e scrittori di libri di narrativa, che costituisce il primo volume di una serie dedicata alle avventure del giovane Sherlock Holmes. Preceduta da un intenso lavoro di ricerca sul mondo del più famoso detective letterario di tutti i tempi, L’occhio del corvo prende avvio in una notte primaverile del 1867, a Londra, in un vicolo buio in cui si consuma il brutale omicidio di una giovane donna, un crimine a cui assiste un solo testimone, un corvo. L’indomani scopriremo un giovane (che peraltro ha appena marinato la scuola) intento a leggere avidamente il resoconto giornalistico di questo delitto: si chiama Sherlock Holmes ed è lo svogliato rampollo di un intellettuale ebreo e di una nobildonna britannica ripudiata dalla propria famiglia proprio per tale (indesiderato) matrimonio. Si tratta di un ragazzo sorprendentemente acuto e dotato di un incredibile spirito di osservazione. Ben presto il giovane protagonista comprenderà che il colpevole su cui la polizia ha messo le mani è un semplice capro espiatorio, ma finirà per ritrovarsi egli stesso sospettato dagli inquirenti, che se lo ritrovano spesso tra i piedi nei dintorni della scena del crimine. Spinto da un’inesauribile sete di giustizia, il buon Sherlock un indizio dopo l’altro porterà avanti la sua indagine non ufficiale, fino al momento in cui avrà l’intuizione decisiva di osservare il crimine dalla prospettiva dell’unico, silenzioso testimone, ma si tratterà di una soluzione ritrovata a un prezzo davvero molto alto. Romanzo giallo per ragazzi dal meccanismo implacabile come il genere richiede, L’occhio del corvo è un inquietante enigma che si fa leggere una pagina dopo l’altra, sorretto da un delizioso gioco di rimandi con i capitoli ‘storici’ della saga holmesiana. Proprio per tale motivo lo apprezzeranno sia i lettori adulti, curiosi di scoprire l’adolescenza (mai raccontata) del loro eroe, come i ragazzi, che troveranno in questo libro l’ideale viatico per i capolavori che sir Arthur Conan Doyle ha dedicato al personaggio di Sherlock Holmes. Assolutamente da scoprire. 

Shane Peacock, L’occhio del corvo, Milano, Feltrinelli, 2011; pp. 255


venerdì 15 gennaio 2021

UNA GHOST STORY... SOTTOVOCE

L'ultima fatica della scrittrice e giornalista spezzina Fulvia Degl'Innocenti s'intitola Sottovoce ed è l'ennesimo titolo di una carriera ventennale nell'ambito della narrativa per ragazzi. Si tratta a tutti gli effetti di un romanzo di formazione che gioca le sue carte migliori nel versante del sovrannaturale e che nella parte conclusiva si trasforma a tutti gli effetti in una tipica ghost story sullo stile di Amabili resti. La storia parte da lontano mostrandoci una strana "dote" della protagonista, Caroline, che emerge nell'infanzia, mentre la bambina sta accompagnando la nonna al cimitero e si accorge, senza essere capace di razionalizzare tale capacità, di riuscire ad avvertire le presenze dei defunti. Crescendo, e passando attraverso la separazione dei genitori, Caroline, ormai adolescente, è costretta a trasferirsi in una nuova casa, in un quartiere diverso da quello in cui ha passato i suoi primi anni: sceglie per sé la stanza più allettante, una mansarda, e comincia ad esplorare la nuova zona, compreso il cimitero abbandonato nei dintorni, si fa anche dei nuovi amici come Ruth e Eddie, un tipo un po' disconnesso appassionato di dietrologia e di storie horror. Qui le strane sensazioni che Caroline sentiva da bambina riaffiorano sotto forma di incubi e diventano un grosso problema, tanto che la madre, che nel frattempo ha perso il lavoro al giornale cittadino, accetta di trasferirsi in provincia per scrivere su un piccolo quotidiano locale. Anche qui  Caroline tornerà ad avvertire voci provenienti dalla dimensione del cosiddetto "invisibile", ma stavolta deciderà di assecondarle e indagare, ritrovandosi invischiata nelle tragiche storie di tre ragazze scomparse nel nulla molti anni prima e di cui le famiglie non hanno saputo più notizie. Riuscirà a risolvere i loro casi, che sembrano misteriosamente intrecciati? Forse, e, magari anche rischiando in prima persona per trovare il colpevole... Sottovoce in ossequio al titolo si rivela una storia di formazione a tinte paranormali che inizia a scavare come una piccola goccia nell'orizzonte d'attesa del lettore, con una sequenza di piccole esperienze apparentemente senza importanza che, col passare delle pagine, diventeranno sempre più inquietanti, fino a farci sprofondare in un vero e proprio thriller adolescenziale sospeso tra sprazzi di cronaca nera e una serie di inspiegabili SOS dall'oltretomba. Un bel romanzo per ragazzi che si fa leggere tutto d'un fiato, insomma... 

Fulvia Degl'Innocenti, Sottovoce, Milano, Pelledoca, 2020; pp. 143

OPEN: LA STORIA DI ANDRE AGASSI

Lui è Andre Agassi da Las Vegas, classe 1970, uno dei talenti più cristallini che abbiano mai giocato su un campo di tennis, uno sportivo ch...