lunedì 12 gennaio 2026

IL RAZZISMO SPIEGATO A MIA FIGLIA

Si tratta di un libro semplicissimo, come l’autore, lo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun, classe 1944, racconta nell’introduzione. La genesi de Il razzismo spiegato a mia figlia è una domanda rivolta a Jelloun da sua figlia Merièm nel 1997, quando era una ragazzina di dieci anni, subito dopo aver partecipato ad una manifestazione contro un progetto di legge francese sull’ingresso e sul soggiorno degli stranieri in Francia: “Dimmi, babbo, cos’è il razzismo?” Da qui è nato un tentativo di spiegazione, che poi è diventato un testo che l’autore ha riletto con la figlia, coinvolgendo poi anche due amiche di Merièm, e che in seguito Jelloun ha riscritto almeno quindici volte, tenendo conto delle prime osservazioni da esso innescate e alla costante ricerca della semplicità e dell’obiettività. Perché, secondo Tahar Ben Jelloun, nessun bambino nasce razzista, ma lo diventa per l'influenza (ovviamente negativa) dell'ambiente che ha intorno a lui. Il libro è costruito come un ininterrotto dialogo tra la figlia, che fa domande, e il padre, che cerca di risponderle in modo semplice e puntuale: vengono così tratteggiati concetti fondamentali per la convivenza civile come lo straniero, la discriminazione, l'antisemitismo, il genocidio e, ovviamente, il razzismo. Alla fine si esce dalla lettura con la sensazione di essersi arricchiti di ragionamenti essenziali ma fondamentali, perché, come spiega Ben Jelloun alla figlia, «le razze umane non esistono. Esiste un genere umano nel quale ci sono uomini e donne, persone di colore, di alta statura o di statura bassa, con attitudini differenti e variate. E poi ci sono molte razze animali. La parola razza non ha una base scientifica, è stata usata per mettere in evidenza gli effetti di diversità apparenti, cioè di fisionomia, che non devono creare divisioni tra gli uomini. Non si ha diritto di basarsi su tali differenze fisiche - il colore della pelle, la statura, i tratti del viso - per dividere l’umanità in modo gerarchico. In altre parole, non si ha il diritto di credere che per il fatto di essere di pelle bianca uno abbia delle qualità in più rispetto a una persona di colore. Ti propongo di non utilizzare più la parola “razza”, è stata a tal punto strumentalizzata da gente malintenzionata che è meglio sostituirla con l’espressione “genere umano”». Davvero difficile dar torto all'autore marocchino, che si rivela una saggista efficace quanto sensibile. Un testo assolutamente consigliato per tutti i bambini e per gli adulti che tendono a banalizzare i comportamenti discriminatori che affiorano ovunque intorno a noi nella nostra società e che non dobbiamo mai ignorare ma per cui è necessario intervenire prontamente e in modo mirato. Ne va delle generazioni future. 

Tahar Ben Jelloun, Il razzismo spiegato a mia figlia, Milano, Bompiani, 2000; pp. 93


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