lunedì 12 gennaio 2026

MEXIKID, UNA GRAPHIC NOVEL FAMILIARE ON THE ROAD

Lui si chiama Pedro Martín ed è un fumettista americano di origini messicane, mentre la sua ultima fatica s’intitola Mexikid. Una famiglia on the road. Il sottotitolo è decisamente esplicativo della storia, di chiara marca autobiografica: siamo nella California del 1977 e quella dei Martín è una famiglia numerosa di ben undici persone tra i genitori, sette figli maschi e due figlie femmine. L’autore (e voce narrante) è il terz’ultimo nato e fa parte del gruppo dei quattro fratelli minori “completamente americani e un po’ messicani” in quanto nati negli USA (in ospedale) dopo che i genitori si sono trasferiti nella nazione a stelle e strisce per lavoro (sono raccoglitori di fragole). Gli altri cinque formano il gruppo dei fratelli nati nella patria d’origine (e in una stalla) e dunque “completamente messicani e un po’ americani”. La vita scorre in modo tranquillamente caotico in casa Martín, con i figli che vegetano davanti alla divinità televisiva senza perdersi una puntata di “Happy Days” finché tra il rumore di fondo emerge la necessità improrogabile di andare nella natia Jalisco (a ben tremila chilometri di distanza) per portare in California l’anziano Abuelito, il nonno di famiglia, che ha vissuto da giovane la rivoluzione messicana ma ormai vedovo e troppo in là con gli anni per vivere da solo. Con un’adeguata preparazione la famiglia Martín parte alla volta del Messico e supera agevolmente varie avventure tra fiestas con i parenti lungo il tragitto, le rapaci guardie di confine, tanti paesaggi suggestivi e le immancabili attrazioni a pagamento che il capofamiglia cerca di evitare come la peste. A Jalisco gli undici Martín ritrovano il loro Abuelito, che Pedro vede come una sorta di Jedi messicano con poteri sovrannaturali, ma ci sono un sacco di incombenze da sbrigare prima di tornare in California, come la (macabra) esumazione delle ossa della defunta Abuelita, perché il cimitero in cui è stata sepolta sta letteralmente sprofondando a causa di un fiume sotterraneo. Nel frattempo scopriremo col piccolo protagonista le mille sorprese che il Messico ha in serbo, e anche le esperienze formative che lo cambiano, come il suo caparbio tentativo di alleviare le sofferenze di un cervo raccolto per strada e dato per morto (ma ancora vivo). Arrivati all’immancabile happy ending di Mexikid col ritorno negli States dei protagonisti col nonno al seguito, si scopre nelle pagine conclusive a corredo della graphic novel che tutto quello che abbiamo scoperto, che ci ha emozionato o fatto sbellicare dalle risate fin qua era sostanzialmente vero al novanta per cento. Spesso, anche nei fumetti, le schegge di vita vissuta dal vero si rivelano più meravigliose di qualunque fantasia creata a tavolino. Un libro umanamente ricchissimo che ricorda a tutti noi che le persone che siamo diventati sono l’inevitabile punto di confluenza del nostro carattere e della famiglia che ci ha cresciuti – a me, personalmente, ha evocato per affinità la caotica casa che condividevamo con la famiglia di mio zio negli anni Settanta –. A proposito, come ci svela lo stesso autore, il Mexikid non è un supereroe di ‘messicanità’ ma qualcuno che vuole colmare le lacune della sua storia personale e capire meglio da dove viene.  Dal punto di vista grafico Martín adotta un segno semplice ed espressivo, perfetto per sostenere il tono ironico e affettuoso che caratterizza tutto il racconto (anche se le mani continuano a metterlo in crisi come da ragazzino). Leggere le prime dieci pagine costringerà qualunque lettore di buon cuore a perdersi in questa odissea familiare su strada.

Pedro Martín, Mexikid. Una famiglia on the road, Latina, Tunué, 2025; pp. 316

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