Lui si chiama Pedro Martín ed è un fumettista
americano di origini messicane, mentre la sua ultima fatica s’intitola Mexikid. Una famiglia on the road. Il
sottotitolo è decisamente esplicativo della storia, di chiara marca
autobiografica: siamo nella California del 1977 e quella dei Martín è una
famiglia numerosa di ben undici persone tra i genitori, sette figli maschi e
due figlie femmine. L’autore (e voce narrante) è il terz’ultimo nato e fa parte
del gruppo dei quattro fratelli minori “completamente americani e un po’
messicani” in quanto nati negli USA (in ospedale) dopo che i genitori si sono
trasferiti nella nazione a stelle e strisce per lavoro (sono raccoglitori di
fragole). Gli altri cinque formano il gruppo dei fratelli nati nella patria
d’origine (e in una stalla) e dunque “completamente messicani e un po’
americani”. La vita scorre in modo tranquillamente caotico in casa Martín, con
i figli che vegetano davanti alla divinità televisiva senza perdersi una
puntata di “Happy Days” finché tra il rumore di fondo emerge la necessità
improrogabile di andare nella natia Jalisco (a ben tremila chilometri di
distanza) per portare in California l’anziano Abuelito, il nonno di famiglia, che
ha vissuto da giovane la rivoluzione messicana ma ormai vedovo e troppo in là
con gli anni per vivere da solo. Con un’adeguata preparazione la famiglia Martín
parte alla volta del Messico e supera agevolmente varie avventure tra fiestas con i parenti lungo il tragitto,
le rapaci guardie di confine, tanti paesaggi suggestivi e le immancabili
attrazioni a pagamento che il capofamiglia cerca di evitare come la peste. A
Jalisco gli undici Martín ritrovano il loro Abuelito, che Pedro vede come una
sorta di Jedi messicano con poteri sovrannaturali, ma ci sono un sacco di
incombenze da sbrigare prima di tornare in California, come la (macabra)
esumazione delle ossa della defunta Abuelita, perché il cimitero in cui è stata
sepolta sta letteralmente sprofondando a causa di un fiume sotterraneo. Nel
frattempo scopriremo col piccolo protagonista le mille sorprese che il Messico
ha in serbo, e anche le esperienze formative che lo cambiano, come il suo
caparbio tentativo di alleviare le sofferenze di un cervo raccolto per strada e
dato per morto (ma ancora vivo). Arrivati all’immancabile happy ending di Mexikid col
ritorno negli States dei protagonisti col nonno al seguito, si scopre nelle
pagine conclusive a corredo della graphic
novel che tutto quello che abbiamo scoperto, che ci ha emozionato o fatto
sbellicare dalle risate fin qua era sostanzialmente vero al novanta per cento.
Spesso, anche nei fumetti, le schegge di vita vissuta dal vero si rivelano più
meravigliose di qualunque fantasia creata a tavolino. Un libro umanamente
ricchissimo che ricorda a tutti noi che le persone che siamo diventati sono l’inevitabile
punto di confluenza del nostro carattere e della famiglia che ci ha cresciuti –
a me, personalmente, ha evocato per affinità la caotica casa che condividevamo
con la famiglia di mio zio negli anni Settanta –. A proposito, come ci svela
lo stesso autore, il Mexikid non è un supereroe di ‘messicanità’ ma qualcuno
che vuole colmare le lacune della sua storia personale e capire meglio da dove
viene. Dal punto di vista grafico Martín
adotta un segno semplice ed espressivo, perfetto per sostenere il tono ironico
e affettuoso che caratterizza tutto il racconto (anche se le mani continuano a
metterlo in crisi come da ragazzino). Leggere le prime dieci pagine costringerà
qualunque lettore di buon cuore a perdersi in questa odissea familiare su
strada.
Pedro
Martín, Mexikid. Una famiglia on the road,
Latina, Tunué, 2025; pp. 316
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