La vicenda al centro del primo thriller di Nicola Cinquetti, classe
1965, prende avvio la sera del 16 ottobre del 1976, quando un allevatore di
cavalli di Stafford si reca nell’ufficio dello sceriffo locale per denunciare
di aver assistito a un fatto inaudito dopo essersi inoltrato nelle paludi di
Waltanna in cerca di un puledro smarrito: le impronte dell’animale si
interrompevano alla fine di un pontile, a quel punto tutti gli schiamazzi
circostanti sono cessati all’improvviso e dallo specchio d’acqua è affiorata
un’ombra enorme e l’allevatore è fuggito a gambe levate. Lo sceriffo, dopo aver
fatto qualche telefonata per testare l’attendibilità del suo testimone,
etichetta la faccenda come storia trascurabile, ma lo strano fatto finisce
comunque due giorni dopo nelle pagine della “Gazzetta di Stafford”, associato
dal cronista a una fantomatica fera
terribilis di cui parlavano i primi pionieri, forse suggestionati da
un’antica leggenda degli indiani Osage. Come spesso succede in questi casi, la
voce si diffonde a macchia d’olio e comincia ad attirare nelle paludi di
Waltanna un esercito di curiosi in cerca di emozioni forti. Tra quelli che ci finiscono
(anche se involontariamente) ci sono pure due fratelli molto diversi tra loro:
il primo si chiama Jonathan, scrive per un giornale e deve andare a Melvern,
una cittadina nei pressi delle paludi sopra citate, per incontrare un vecchio
poeta scorbutico che nessuno è mai riuscito a intervistare prima e che, secondo
il giovane giornalista, è destinato alla celebrità. Lo accompagna il
problematico tredicenne George, che ha deciso di seguire il fratello maggiore soltanto
per vedere dal vivo i luoghi degli avvistamenti della misteriosa creatura. Va
da sé che le cose si faranno complicate, anche perché in un territorio
labirintico come quello delle paludi di Waltanna è facile perdersi, soprattutto
di notte, soprattutto senza app di geolocalizzazione (siamo a metà degli anni
Settanta) e in una zona priva di un’accettabile cartellonistica. Il libro di
Nicola Cinquetti accende le polveri della curiosità dei lettori fin dalle prime
pagine con la storia della fera
terribilis, che poi resta sotto traccia lasciandoci scoprire le vicende dei
due fratelli protagonisti e la loro escursione automobilistica nelle paludi di
Waltanna con l’obiettivo di un’intervista prestigiosa a un poeta eccentrico. Si
fa leggere ed è proprio una bella storia quella al centro de La bestia di Waltanna, che parla non
soltanto dell’atteso incontro col famelico mostro della palude, ma anche
dell’accettazione dei propri conflitti interiori da parte di uno dei
protagonisti. La suspense viene
innescata subito e dilatata sapientemente fino alla fine, col romanzo che
procede a ritmo ridotto in direzione del pirotecnico finale, anche se la vera
chicca arriva proprio nelle pagine conclusive, che sono un piccolo colpo al
cuore del lettore di buona volontà. Questo thriller
atmosfera, insomma, non delude le aspettative: l’alone fantastico del
mostro incombe su tutto il plot, ma
il romanzo finisce per parlare (senza barare) dei mostri che ci portiamo
dentro. Vivamente consigliato.
Nicola Cinquetti, La bestia di
Waltanna, Milano, Pelledoca, 2025; pp. 143