Nato
a Cascina e laureato in Conservazione dei Beni Culturali all’ateneo pisano,
Stefano Tofani lavora per il comune di Lucca ma ha esordito come scrittore fin
dal 2013 con L’ombelico di Adamo.
Per i tipi della Rizzoli, con cui l’autore toscano ha già pubblicato il romanzo
Sette abbracci e tieni il resto con
relativo sequel, Tofani ha di recente
dato alle stampe la sua ultima fatica, che ha un titolo che è già tutto un
programma come Il giorno della
Spensieranza, che mette subito il gentile pubblico sull’avviso. Il motivo è
evidentemente linguistico, in quanto la parola spensieranza suona strana perché, semplicemente, non esiste,
infatti pare una versione strampalata di spensieratezza.
Sembra niente, invece è la cifra riposta del libro, che sembra una versione fantasy di Non ci resta che piangere – indimenticabile commedia con ardito salto
temporale nel MedioEvo da parte del mitico duo Roberto Benigni e Massimo Troisi,
peraltro citata nel libro –. La storia prende avvio nei pressi di un maneggio
dove due gemelli tredicenni davvero molto diversi l’uno dall’altra si trovano
in groppa ai rispettivi destrieri: uno si chiama Luca, che ha una disabilità
uditiva da sempre, l’altra è Gaia, che in contrasto col nome è malinconica
dentro (infatti Luca l’ha ribattezzata Maiunagioia). Il primo è in crisi nera,
la seconda si ritrova per l’ennesima volta a togliere dai guai il Minore, come
da sempre chiama il fratello, venuto alla luce con quattro minuti di ritardo
rispetto a lei… Comunque, scoppia un temporale e Luca e Gaia finiscono per
ripararsi in una grotta dove si ritrovano intrappolati. Alla fine trovano un
modo per uscirne ma, una volta all’aperto, scoprono ben presto che qualcosa non
torna: i colori sono diversi, il sole brilla in modo troppo intenso, del
maneggio non c’è proprio traccia e girano strani animali che fanno cose ancora
più strane. La sensazione di non essere finiti in un mondo alternativo diventa
una certezza quando incontrano gli abitanti del posto, che hanno sempre qualche
dettaglio fisico che appare sghembo e parlano una lingua antiquata e piena
zeppa di strafalcioni. I due gemelli sono finiti, per dirla con la parola più
mitica del mondo in cui sono approdati, in un posto cuzzissimo che si chiama BC ovvero Brutta Copia – ci si potrebbe
chiedere di che cosa ma sarebbe uno spoiler da evitare –. E come faranno i
nostri eroi a tornare indietro dai genitori legittimamente preoccupati? Nessuna
idea in merito, neanche a dirlo, e intanto qualcuno si è pure accorto dell’arrivo
dei due giovanissimi protagonisti e li sta già cercando, magari con intenzioni
non proprio tranquille… È Il giorno
della Spensieranza, un romanzo fantasy
di formazione per ragazzi raccontato dall’alternanza di due voci narranti –
ovvero Gaia e l’indigeno Bernaldo (anche i nomi autoctoni suonano sghembi) –,
una storia ricca di colpi di scena che parte come un presunto viaggio temporale
che poi invece si rivela un salto in un vero e proprio mondo altro rispetto a quello che conosciamo,
e che forse nella sua arretratezza tecnologica ha pure qualcosa da dimostrarci
(o, chissà, ricordarci), magari per ritrovare quell’accogliente solidarietà
umana che nel mondo contemporaneo abbiamo un po’ dimenticato, insieme alla
gentilezza. Il tutto (se non fosse abbastanza) con una storia che praticamente
di continuo ci fa notare la ricchezza della diversità, parlando al contempo di
disabilità senza un briciolo di retorica. Insomma, davvero un bel libro, originale,
educativo e molto divertente sotto il versante delle trovate linguistiche, dato
che praticamente Tofani si è inventato di sana pianta una lingua vera e propria
per l’ambientazione nel mondo BC. Insomma, un libro davvero cuzzo fino all’ultima pagina…
Stefano Tofani, Il giorno della Spensieranza, Milano, Rizzoli, 2025; pp. 238
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