È diventato un classico della narrativa
per l’infanzia ormai da diversi decenni: Favole
al telefono è uno di quei libri che sembrano piccoli solo
perché stanno comodamente in una tasca o sul comodino di un bambino, ma che in
realtà aprono finestre enormi sul mondo, sul linguaggio e sull’immaginazione.
Rodari lo pubblicò nel 1962 e l’idea narrativa alla base di questa raccolta è
geniale nella sua semplicità: un padre sempre in viaggio per lavoro ogni sera
chiama la figlia per raccontarle una storia brevissima – perché le telefonate
costano care e lui, essendo un ragioniere, sta attento agli sprechi –. Da
questo limite nasce una forza: favole rapide, fulminanti, costruite con poche
parole precise, capaci però di restare impresse molto più a lungo di racconti
ben più estesi. È qui che Rodari mostra tutta la sua grandezza di scrittore,
maestro e pedagogista: non semplifica il pensiero, semplifica la forma,
lasciando intatto lo stupore. Da Il
cacciatore sfortunato a Storia universale,
nelle settanta storie raccolte di questo libro troviamo città fatte di gelato,
palazzi di caramelle, bambini che cambiano il mondo con una domanda imprevista,
ma anche una costante attenzione alla giustizia, alla solidarietà, alla libertà
di pensiero. Rodari non racconta favole per addormentare, ma per risvegliare la
coscienza civile dei suoi piccoli lettori: ogni racconto è un invito a guardare
la realtà da un’angolazione diversa, a non accettare le cose “perché si è
sempre fatto così” ma a trovare il coraggio per fare la scelta giusta. Il
linguaggio è limpido, ironico, mai condiscendente, e proprio per questo
funziona con i bambini di ieri e di oggi, ma anche con gli adulti che hanno
voglia di rimettersi in gioco come lettori. Favole al
telefono è un libro che insegna senza dare lezioni, che diverte
senza essere leggero, che educa senza mai risultare educativo in senso stretto.
È una palestra di immaginazione, ma anche un manuale silenzioso di
cittadinanza, perché nelle storie di Rodari il mondo può cambiare solo se
qualcuno osa immaginarlo diverso. Rileggerlo oggi significa riscoprire il
valore della parola breve, della fantasia come strumento critico e della
letteratura come gesto quotidiano di cura, proprio come una telefonata serale
fatta per non lasciare sola una bambina prima di dormire.
Gianni
Rodari, Favole al telefono, Torino,
Einaudi, 2011; pp. 213