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mercoledì 11 febbraio 2026

FAVOLE AL TELEFONO, IL CAPOLAVORO DI GIANNI RODARI

È diventato un classico della narrativa per l’infanzia ormai da diversi decenni: Favole al telefono è uno di quei libri che sembrano piccoli solo perché stanno comodamente in una tasca o sul comodino di un bambino, ma che in realtà aprono finestre enormi sul mondo, sul linguaggio e sull’immaginazione. Rodari lo pubblicò nel 1962 e l’idea narrativa alla base di questa raccolta è geniale nella sua semplicità: un padre sempre in viaggio per lavoro ogni sera chiama la figlia per raccontarle una storia brevissima – perché le telefonate costano care e lui, essendo un ragioniere, sta attento agli sprechi –. Da questo limite nasce una forza: favole rapide, fulminanti, costruite con poche parole precise, capaci però di restare impresse molto più a lungo di racconti ben più estesi. È qui che Rodari mostra tutta la sua grandezza di scrittore, maestro e pedagogista: non semplifica il pensiero, semplifica la forma, lasciando intatto lo stupore. Da Il cacciatore sfortunato a Storia universale, nelle settanta storie raccolte di questo libro troviamo città fatte di gelato, palazzi di caramelle, bambini che cambiano il mondo con una domanda imprevista, ma anche una costante attenzione alla giustizia, alla solidarietà, alla libertà di pensiero. Rodari non racconta favole per addormentare, ma per risvegliare la coscienza civile dei suoi piccoli lettori: ogni racconto è un invito a guardare la realtà da un’angolazione diversa, a non accettare le cose “perché si è sempre fatto così” ma a trovare il coraggio per fare la scelta giusta. Il linguaggio è limpido, ironico, mai condiscendente, e proprio per questo funziona con i bambini di ieri e di oggi, ma anche con gli adulti che hanno voglia di rimettersi in gioco come lettori. Favole al telefono è un libro che insegna senza dare lezioni, che diverte senza essere leggero, che educa senza mai risultare educativo in senso stretto. È una palestra di immaginazione, ma anche un manuale silenzioso di cittadinanza, perché nelle storie di Rodari il mondo può cambiare solo se qualcuno osa immaginarlo diverso. Rileggerlo oggi significa riscoprire il valore della parola breve, della fantasia come strumento critico e della letteratura come gesto quotidiano di cura, proprio come una telefonata serale fatta per non lasciare sola una bambina prima di dormire.

Gianni Rodari, Favole al telefono, Torino, Einaudi, 2011; pp. 213

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