Ambientato
nella Striscia di Gaza nel 2003, Sulle onde della libertà di
Nicoletta Bortolotti – da cui è stato tratto nel 2024 il film I bambini di Gaza
– sceglie di raccontare uno dei contesti più complessi del nostro tempo senza
inseguire il dramma, ma cercando ostinatamente uno spiraglio di luce. La storia
si apre raccontando la vita di Mahmud, undici anni, alle prese con una
quotidianità fatta di assenze – quella del padre prima di tutto – e interrotta
di continuo dal rumore della guerra che si fa sentire giorno dopo giorno tra le
macerie di Gaza. Eppure dentro questa realtà drammatica trovano spazio gesti
semplici e riconoscibili: la scuola vissuta con poca voglia, le partite
improvvisate per strada, il bisogno di sentirsi parte di un gruppo, anche
quando quel gruppo finisce per imitare il conflitto degli adulti. In tale
contesto il mare per Mahmud non è solo un luogo fisico, ma uno spazio di
libertà dove dare sfogo al suo amore per il surf, che nessun coetaneo condivide
con lui. Le cose cambiano quando incontra Alon, un coetaneo ebreo con la stessa
passione per il surf: è un rapporto che nasce con una forte diffidenza
reciproca e che, proprio per questo, risulta credibile, per niente forzato. Il
surf diventa il punto d’incontro tra i due ragazzi: non cancella le differenze,
ma le mette in pausa, permettendo di riconoscersi per quello che sono, due coetanei,
e poi, lentamente, di riconoscersi (quasi) come amici. Accanto a loro c’è Dan,
il “fantasma di Gaza”, un giovane che si è perso per un dolore incancellabile:
insegnando l’equilibrio insito nel surf ai due ragazzi, ritrova il senso della
vita, mentre i due ragazzi trovano una guida capace di trasformare una passione
allo stato brado in qualcosa di più profondo. L’equilibrio instabile del surf –
tra controllo e abbandono – diventa una metafora semplice ma efficace del loro
percorso. Il romanzo riesce a restare vicino alla realtà senza perdere empatia:
mostra una Gaza attraversata dal conflitto, dove anche il gioco dei bambini ne
riflette le regole (mimano il conflitto tra Palestinesi ed Ebrei), ma dove la
vita continua comunque a scapito della guerra. Sulle onde della libertà è anche
una storia (doppia) di formazione: la crescita di Mahmud passa attraverso
scelte difficili, come il rifiuto della violenza fondamentalista e il rischio
di essere escluso, quella di Alon si sviluppa in una critica agli insegnamenti
familiari, che non comprendono una conciliazione tra i due popoli in conflitto.
La scrittura della Bortolotti risulta semplice e scorrevole, mai banale, capace
di accompagnare gli sviluppi senza appesantire la storia. Il finale evita
soluzioni facili e lascia una traccia silenziosa, di quelle che continuano a
girare tra i pensieri del lettore. Resta anche
un pensiero amaro: oggi quella realtà è ancora più lontana da una storia come
questa, che già allora sembrava fragile e quasi utopica, infatti nel frattempo
l’area costiera di Gaza è stata vietata alla balneazione e i rapporti tra
ragazzi gazawi e israeliani sono divenuti praticamente impossibili. Un romanzo
breve intenso, che racconta un’amicizia improbabile senza trasformarla in
simbolo, ma lasciandola viva, concreta, esposta come le onde che i protagonisti
cercano di cavalcare.
Nicoletta
Bortolotti, Sulle onde della libertà,
Milano, Mondadori, 2015; pp. 111