La parola "zen", dizionario Devoto-Oli alla mano, significa "setta buddista contemplativa giapponese, che propugna la ricerca della verità attraverso l'astrazione meditativa personale, al di fuori di ogni ritualismo o codificazione". Ben altro (e molto più interessato) è l'uso che ne fa nel romanzo per ragazzi di Jordan Sonnenblick, L'arte di sparare balle, il disincantato protagonista, che si chiama San Lee e ha non pochi problemi nel cassetto. Prima di tutto è stato adottato ed è di origine cinese (ma non apprezza la sua estrazione esotica), inoltre ha un padre dietro le sbarre, una madre che non c'è mai ma è sempre a fare straordinari per tirare avanti la famiglia, troppi traslochi alle spalle da una città all'altra, il che non gli ha certo procurato una cerchia di amicizie stabili e durature. E così, all'ennesima scuola della sua adolescenza, il nostro protagonista cerca di ragionare per evitare le difficoltà di adattamento che ha incontrato troppe volte nella sua strada. L'idea per il modello di riferimento cui attenersi gli arriva dal suo docente di studi sociali, che sta presentando ai suoi studenti le religioni orientali. Il buon San, che ha ancora per la testa qualche fumoso residuo della dottrina Zen per averla studiata nel precedente istituto scolastico, aggiunge al suo bagaglio minimale qualche conoscenza tratta da una serie di libri presi in prestito nella biblioteca locale e si ritrova al centro dell'attenzione. Quando poi un'originalissima compagna di corso, Woody, comincia ad apprezzare la sua compagnia, San si sente quasi obbligato a continuare la recitazione della parte del giovanissimo maestro zen, e la cosa assurda è che tutti, ma proprio tutti continuano a crederci. Purtroppo, neanche a dirlo, accumulare bugie in serie non può che avere un logico epilogo negativo, tecnicamente capace di cancellare ogni azione positiva svolta lungo il cammino. Ne viene fuori un divertente romanzo per ragazzi, a tratti quasi irresistibile, capace di toccare tematiche diversissime come la disciplina Zen, la meditazione, le difficoltà adolescenziali, la vita scolastica, la solidarietà verso i meno fortunati e le canzoni di Woody Guthrie (che, sembrerà impossibile, ma c'entra anche lui nel contesto). Ne è autore Jordan Sonnenblick, classe 1969, ex docente delle scuole medie, uno scrittore di libri narrativa per ragazzi molto apprezzato dagli adolescenti del suo paese. In effetti non si può dar loro torto, dato che lo stile di Sonnenblick riesce a toccare con leggerezza e indubbio realismo le mille sfaccettature della prima adolescenza. È proprio in questo equilibrio tra ironia e fragilità che il romanzo trova la sua forza maggiore. Sonnenblick evita ogni moralismo e lascia che sia l’esperienza del protagonista a parlare, mostrando come l’identità adolescenziale sia spesso un territorio di finzioni necessarie, di maschere indossate per sopravvivere e di verità che arrivano solo dopo l’errore. L’autore dimostra una notevole capacità di costruire dialoghi credibili e situazioni realistiche, mantenendo sempre un ritmo narrativo efficace e coinvolgente. L’arte di sparare balle si conferma così una lettura intelligente e formativa, capace di divertire senza rinunciare a una riflessione autentica sulla crescita e sulla responsabilità personale.
Jordan Sonnenblick, L'arte di sparare balle, Giunti, Firenze-Milano, 2011; pp. 190