Siamo
soli nell’universo? Non è una domanda da niente, naturalmente. E Isaac Asimov,
che di fantascienza qualcosa sapeva, parte proprio da qui nell’introduzione
alla raccolta Storie di giovani alieni,
di cui è curatore. Secondo l'autore di Io,
robot, sostanzialmente esistono su questa materia due scuole di pensiero.
Da una parte ci sono gli ottimisti che, considerando i miliardi di stelle
sparse per l’universo, ritengono praticamente impossibile che soltanto sul
nostro modestissimo pianeta si siano create le condizioni necessarie allo
sviluppo di una qualche forma di vita intelligente. Se non abbiamo ancora
incontrato nessuno, insomma, sarà soprattutto colpa delle distanze siderali e
del fatto che né noi né loro abbiamo ancora inventato il mezzo giusto per entrare
in contatto. Dall’altra parte ci sono i pessimisti, secondo i quali
l'incredibile serie di circostanze che ha portato alla nascita e all’evoluzione
della vita sulla Terra sarebbe talmente improbabile da non potersi ripetere
altrove. Quindi, per loro non ci sono alieni e possiamo tranquillamente
continuare a considerarci l’unica specie dell’universo abbastanza intelligente
da passare una parte consistente del proprio tempo a domandarsi se esistano
altre specie intelligenti. Asimov, saggiamente, non pretende di risolvere
l'enigma, limitandosi a osservare che possiamo essere ragionevolmente sicuri
almeno di un paio di cose: se gli alieni esistono, le storie che li riguardano
devono essere interessanti; e se hanno pure dei figli, allora le storie dei loro
“cuccioli” promettono di essere ancora più interessanti. I dieci racconti
selezionati in questa antologia in effetti gli danno ragione, anche perché la
prima piacevole sorpresa è che Storie di
giovani alieni, nonostante la collocazione editoriale rivolta soprattutto
ai ragazzi, non è affatto una raccolta di fantascienza annacquata per
adolescenti. Al contrario, la qualità media è decisamente alta e parecchi dei racconti
appartengono alla tradizione migliore del genere, quella in cui pianeti remoti,
creature extraterrestri e astronavi servono in realtà per parlare di noi, oggi:
di pregiudizi, educazione, militarismo, colonialismo, incomunicabilità,
rapporti tra adulti e ragazzi. Insomma, cambiano gli scenari, ma sotto le
antenne degli alieni spuntano quasi sempre problemi molto terrestri.
Considerando comunque che i primi lettori a cui il volume si rivolge sono
ragazzini, tre racconti sembrano fatti apposta per catturarli immediatamente.
Il primo è l’apripista Zoo di Edward
D. Hoch, una piccola macchina narrativa praticamente perfetta: sulla Terra
arriva come ogni anno il circo extraterrestre itinerante del dottor Hugo, con
il suo carico di creature provenienti dallo spazio. Non conviene aggiungere
molto altro, perché Hoch costruisce tutto in funzione di quel ribaltamento finale
che obbliga il lettore a rileggere mentalmente tutta la storia, breve e
semplice, ma micidiale. Lo stesso meccanismo a doppio fondo è utilizzato magnificamente
da Keith Laumer in Sui gradini di casa.
Stavolta a trovarsi di fronte a un oggetto extraterrestre dalle intenzioni poco
chiare è il sempre rassicurante apparato dell'esercito americano, che
naturalmente reagisce come tendono a fare i militari quando incontrano qualcosa
che non capiscono: prima si spara, poi eventualmente si fanno domande. Il
finale cambia completamente il significato della storia e trasforma in pochi
secondi un raccontino di invasione aliena in qualcosa di molto più amaro.
Chiude il volume il brevissimo Asilo-nido
di James E. Gunn, forse il più apertamente divertente dei dieci: si tratta di
una specie di fiaba cosmico-scolastica nella quale la creazione del nostro
mondo viene affidata come esercizio a uno studente-divinità ancora un po’
inesperto. In sei giorni di scuola, naturalmente... Tra i racconti più
strutturati ce ne sono poi almeno tre che meritano una segnalazione
particolare. Partiamo dalla surreale satira pedagogica de L’istruzione elementare dei Camiroi di R. A. Lafferty: alcuni
educatori terrestri vanno a osservare il sistema scolastico di un altro pianeta
e scoprono che i Camiroi hanno un’idea dell’istruzione molto più impegnativa
della nostra. Si ride parecchio, ma sotto il paradosso resta una domanda
inquietante: siamo proprio sicuri che facilitare continuamente l’apprendimento
significhi educare meglio? Il testimone
di Eric Frank Russell lavora invece sul pregiudizio e sulla paura del diverso,
mettendo gli esseri umani davanti a una creatura aliena che rischia di essere
giudicata molto più per ciò che rappresenta che per quanto ha fatto realmente.
In Il buco della serratura di Murray
Leinster sono gli uomini a credere di poter osservare e studiare
tranquillamente un alieno, salvo accorgersi che magari anche dall’altra parte
qualcuno sta facendo esattamente lo stesso... Nel complesso Storie di giovani alieni è una raccolta
perfetta per entrare in età verde nel multiforme universo del genere. E magari
per scoprire che, prima ancora di capire se lassù esistano davvero degli
alieni, potrebbe essere utile imparare a osservare meglio quelli che abbiamo
accanto ogni giorno. Forse il pregio maggiore dell'antologia è che non tratta
mai i suoi lettori più giovani come lettori di serie B: al contrario, li
diverte, li sorprende, qualche volta li inquieta e, quasi senza che se ne
accorgano, li costringe anche a cambiare prospettiva. Che poi è esattamente
quello che dovrebbe fare la fantascienza, no?
AA.VV., Storie di giovani alieni, a cura di Isaac Asimov, Milano,
Mondadori, 2000; pp. 227

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