lunedì 26 ottobre 2026

STORIE DI GIOVANI ALIENI: QUANDO LA FANTASCIENZA CRESCE BENE FIN DA PICCOLA

Siamo soli nell’universo? Non è una domanda da niente, naturalmente. E Isaac Asimov, che di fantascienza qualcosa sapeva, parte proprio da qui nell’introduzione alla raccolta Storie di giovani alieni, di cui è curatore. Secondo l'autore di Io, robot, sostanzialmente esistono su questa materia due scuole di pensiero. Da una parte ci sono gli ottimisti che, considerando i miliardi di stelle sparse per l’universo, ritengono praticamente impossibile che soltanto sul nostro modestissimo pianeta si siano create le condizioni necessarie allo sviluppo di una qualche forma di vita intelligente. Se non abbiamo ancora incontrato nessuno, insomma, sarà soprattutto colpa delle distanze siderali e del fatto che né noi né loro abbiamo ancora inventato il mezzo giusto per entrare in contatto. Dall’altra parte ci sono i pessimisti, secondo i quali l'incredibile serie di circostanze che ha portato alla nascita e all’evoluzione della vita sulla Terra sarebbe talmente improbabile da non potersi ripetere altrove. Quindi, per loro non ci sono alieni e possiamo tranquillamente continuare a considerarci l’unica specie dell’universo abbastanza intelligente da passare una parte consistente del proprio tempo a domandarsi se esistano altre specie intelligenti. Asimov, saggiamente, non pretende di risolvere l'enigma, limitandosi a osservare che possiamo essere ragionevolmente sicuri almeno di un paio di cose: se gli alieni esistono, le storie che li riguardano devono essere interessanti; e se hanno pure dei figli, allora le storie dei loro “cuccioli” promettono di essere ancora più interessanti. I dieci racconti selezionati in questa antologia in effetti gli danno ragione, anche perché la prima piacevole sorpresa è che Storie di giovani alieni, nonostante la collocazione editoriale rivolta soprattutto ai ragazzi, non è affatto una raccolta di fantascienza annacquata per adolescenti. Al contrario, la qualità media è decisamente alta e parecchi dei racconti appartengono alla tradizione migliore del genere, quella in cui pianeti remoti, creature extraterrestri e astronavi servono in realtà per parlare di noi, oggi: di pregiudizi, educazione, militarismo, colonialismo, incomunicabilità, rapporti tra adulti e ragazzi. Insomma, cambiano gli scenari, ma sotto le antenne degli alieni spuntano quasi sempre problemi molto terrestri. Considerando comunque che i primi lettori a cui il volume si rivolge sono ragazzini, tre racconti sembrano fatti apposta per catturarli immediatamente. Il primo è l’apripista Zoo di Edward D. Hoch, una piccola macchina narrativa praticamente perfetta: sulla Terra arriva come ogni anno il circo extraterrestre itinerante del dottor Hugo, con il suo carico di creature provenienti dallo spazio. Non conviene aggiungere molto altro, perché Hoch costruisce tutto in funzione di quel ribaltamento finale che obbliga il lettore a rileggere mentalmente tutta la storia, breve e semplice, ma micidiale. Lo stesso meccanismo a doppio fondo è utilizzato magnificamente da Keith Laumer in Sui gradini di casa. Stavolta a trovarsi di fronte a un oggetto extraterrestre dalle intenzioni poco chiare è il sempre rassicurante apparato dell'esercito americano, che naturalmente reagisce come tendono a fare i militari quando incontrano qualcosa che non capiscono: prima si spara, poi eventualmente si fanno domande. Il finale cambia completamente il significato della storia e trasforma in pochi secondi un raccontino di invasione aliena in qualcosa di molto più amaro. Chiude il volume il brevissimo Asilo-nido di James E. Gunn, forse il più apertamente divertente dei dieci: si tratta di una specie di fiaba cosmico-scolastica nella quale la creazione del nostro mondo viene affidata come esercizio a uno studente-divinità ancora un po’ inesperto. In sei giorni di scuola, naturalmente... Tra i racconti più strutturati ce ne sono poi almeno tre che meritano una segnalazione particolare. Partiamo dalla surreale satira pedagogica de L’istruzione elementare dei Camiroi di R. A. Lafferty: alcuni educatori terrestri vanno a osservare il sistema scolastico di un altro pianeta e scoprono che i Camiroi hanno un’idea dell’istruzione molto più impegnativa della nostra. Si ride parecchio, ma sotto il paradosso resta una domanda inquietante: siamo proprio sicuri che facilitare continuamente l’apprendimento significhi educare meglio? Il testimone di Eric Frank Russell lavora invece sul pregiudizio e sulla paura del diverso, mettendo gli esseri umani davanti a una creatura aliena che rischia di essere giudicata molto più per ciò che rappresenta che per quanto ha fatto realmente. In Il buco della serratura di Murray Leinster sono gli uomini a credere di poter osservare e studiare tranquillamente un alieno, salvo accorgersi che magari anche dall’altra parte qualcuno sta facendo esattamente lo stesso... Nel complesso Storie di giovani alieni è una raccolta perfetta per entrare in età verde nel multiforme universo del genere. E magari per scoprire che, prima ancora di capire se lassù esistano davvero degli alieni, potrebbe essere utile imparare a osservare meglio quelli che abbiamo accanto ogni giorno. Forse il pregio maggiore dell'antologia è che non tratta mai i suoi lettori più giovani come lettori di serie B: al contrario, li diverte, li sorprende, qualche volta li inquieta e, quasi senza che se ne accorgano, li costringe anche a cambiare prospettiva. Che poi è esattamente quello che dovrebbe fare la fantascienza, no?

AA.VV., Storie di giovani alieni, a cura di Isaac Asimov, Milano, Mondadori, 2000; pp. 227

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