sabato 21 febbraio 2026

HARRY POTTER E LA PIETRA FILOSOFALE DI J. K. ROWLING

È difficile presentare un libro che, dal 1997 a oggi, ha segnato l’immaginario di milioni di lettori in tutto il mondo senza ridurlo a una semplice etichetta di successo planetario, ma proprio questo è il destino che Harry Potter e la pietra filosofale sembra destinato a portare ancora a lungo. L’autrice, Joanne Rowling, classe 1965, concluse il manoscritto del primo episodio della saga nel 1995: dopo il divorzio dal primo marito viveva a Edimburgo con la figlia Jessica, e il romanzo fu inizialmente rifiutato da numerosi editori perché giudicato troppo lungo, finché la Bloomsbury, allora casa editrice poco conosciuta, accettò di pubblicarlo suggerendole di adottare lo pseudonimo di J.K. Rowling. Il successo arrivò quasi per magia grazie al passaparola, tanto che i sei volumi successivi, da Harry Potter e la camera dei segreti (1998) fino a Harry Potter e i doni della morte (2007), registrarono vendite record fin dal primo giorno di uscita. A consolidare il fenomeno contribuirono poi gli otto film prodotti dalla Warner Bros., a partire da Harry Potter e la pietra filosofale diretto da Chris Columbus nel 2001. Il primo romanzo della fortunata serie prende avvio presentandoci il suo protagonista, predestinato a diventare un grande mago fin dalla nascita, ma cresciuto senza amore dai suoi zii babbani, i Dursley, al numero 4 di Privet Drive, a Little Whinging. È qui che, a undici anni, Harry riceve, per mano del mezzo gigante Hagrid, la lettera che lo invita a frequentare la scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. Da Hagrid scopre anche la verità sulla morte dei suoi genitori, entrambi maghi, uccisi dal potente stregone oscuro Voldemort – che tutti chiamano Tu-Sai-Chi per timore di pronunciarne il nome – e comprende perché Albus Silente e Minerva McGranitt lo abbiano affidato ai parenti umani. Dopo aver acquistato l’occorrente per la scuola di arti arcane nella magica strada londinese Diagon Alley (accessibile solo ai maghi), Harry si reca alla stazione londinese di King’s Cross, attraversa l'invisibile barriera del binario 9¾ e sale sull’Espresso per Hogwarts, dove stringe amicizia con il goffo Ron Weasley e con la saccente Hermione Granger, destinati a diventare i suoi inseparabili compagni di avventura. A scuola entra nella casa di Grifondoro, segue le lezioni dei suoi eccentrici docenti, scopre il magico gioco del Quidditch e si ritrova, insieme ai due amici, a indagare sul (pericoloso) mistero della pietra filosofale, l’oggetto leggendario creato dall’alchimista Nicolas Flamel capace di donare ricchezza e l’elisir di lunga vita. Fin dalle prime pagine si ha la sensazione di entrare in un universo narrativo costruito con calibrata precisione, un mondo coerente e ricchissimo di dettagli che cattura il lettore grazie a una trama principale solida e a una fitta rete di sottotrame. Il cast di personaggi è uno dei punti di forza del romanzo: Harry, Ron e Hermione sono figure in crescita che il lettore impara a seguire e ad amare nelle loro capacità e idiosincrasie, ma altrettanto memorabile è la galleria di personaggi secondari, dagli studenti di Hogwarts agli insegnanti, tra cui spiccano Albus Silente e Minerva McGranitt. In tralice inoltre il libro della Rowling si rivela al contempo un potente romanzo di formazione in cui il protagonista adolescente muove i primi passi per superare il lutto che ha condizionato la sua infanzia, impara il valore della scelta etica rispetto al talento, l’importanza del sacrificio per il prossimo. I numeri confermano l’efficacia di questa costruzione narrativa: dalla sua uscita ad oggi Harry Potter e la pietra filosofale ha venduto 120 milioni di copie ed è stato tradotto in 77 lingue, compresi il latino e il greco antico. Più che chiedersi il perché di un simile successo, viene naturale riconoscere che J.K. Rowling ha saputo creare un classico del fantasy capace di parlare con la stessa forza a generazioni diverse di lettori. Una lettura che non si limita a intrattenere, ma invita a tornare, ancora e ancora, in un mondo narrativo che sembra non esaurirsi mai. Quindi, attenti a sfogliare le prime pagine, potreste rischiare di finire in un arcano loop letterario…

J. K. Rowling, Harry Potter e la pietra filosofale, Milano, Salani, 2004; pp. 296

mercoledì 18 febbraio 2026

IL RINOMATO CATALOGO WALKER & DOWN: PURA AVVENTURA

Il dinamico autore per ragazzi Davide Morosinotto, classe 1980, ha avuto l’intuizione per il suo romanzo più fortunato e pluripremiato, Il rinomato catalogo Walker & Dawn, prendendo spunto dal più diffuso catalogo di vendita per corrispondenza negli Stati Uniti a cavallo tra fine Ottocento e primo Novecento, ovvero il celebre Sears & Roebuck Catalogue. Si tratta di un romanzo d’avventura attraverso il quale l’autore fotografa il sogno di riscatto individuale dell’America contemporanea, che passa per il denaro, il commercio e la mobilità. La storia prende avvio in Louisiana, nel 1904, nello scenario paludoso del bayou, il delta del Mississippi: ne sono protagonisti quattro ragazzini che costituiscono un gruppo inossidabile quanto variegato che assortisce i quattro amici Eddie, Te Trois, Julie e Tit. Il romanzo è diviso in quattro parti e racconta una storia avventurosa che strizza l’occhio non poco all’epopea di Huckleberry Finn: ogni volta – scelta narrativa azzeccatissima – cambia la voce narrante, e di conseguenza il lettore segue la storia attraverso la prospettiva peculiare del narratore di turno. Il cambio di voce narrante non è solo un espediente stilistico, ma permette al lettore di crescere insieme ai personaggi, mostrando come la stessa avventura venga filtrata da sensibilità, paure e desideri diversi. Tutto prende avvio nel classico fortino in mezzo alle canne della palude dove i quattro trascorrono i loro pomeriggi a fumare tabacco e pescare pesci gatto: l’avventura comincia quando Te Trois pesca un barattolo con tre dollari dentro, una cifra incredibile da spendere per le misere finanze del gruppo. Dopo accese discussioni, i quattro ragazzini decidono di ordinare sul rinomato catalogo per corrispondenza Walker & Dawn niente meno che una rivoltella. Quando il pacco arriva, però, invece dell’oggetto del desiderio i quattro vi trovano un  orologio da capostazione, per giunta rotto, perché invece di funzionare correttamente per misurare il tempo sembra un meccanismo per sistemare le lancette in sequenze fisse (e solo Tit dà segno di apprezzarne la dinamica). Tutto cambia quando al villaggio dei quattro protagonisti si presenta Jack, un agente della Walker & Dawn che ha mandato di recuperare l’orologio dai piccoli clienti offrendo l’astronomica cifra di ben 50 dollari. I ragazzini all’inizio accettano lo scambio, ma quando capiscono che Jack ha brutte intenzioni se la danno a gambe nel bayou, dove il malintenzionato finisce nelle sabbie mobili, preda ideale per un alligatore di passaggio: recuperandone il portafoglio i quattro vi trovano dei soldi e una lettera di Mr. Walker, il titolare dell’omonimo catalogo, che offre ben 4000 dollari a chi gli riconsegnerà l’orologio. È quanto basta per convincerli a mettersi in viaggio sulla loro canoa alla volta di Chicago per cogliere l’occasione e cambiare le loro vite. Ovviamente la faccenda si rivelerà molto più intricata del previsto… Il rinomato catalogo Walker & Dawn racconta una gran bella storia di formazione a prospettiva multipla in cui quattro ragazzini davvero diversissimi sono costretti a crescere all’improvviso adattandosi ad ambienti davvero molto diversi dal bayou da cui provengono. Le esperienze che dovranno affrontare, neanche a dirlo, li cambieranno per sempre. E daranno a noi lettori una prospettiva ravvicinata sul sogno americano per definizione: vivere un’avventura di quelle che ti cambiano la vita e ti consentono di raggiungere la tranquillità economica per sempre. Assolutamente da provare: Il rinomato catalogo Walker & Dawn è la perfetta dimostrazione di come la letteratura per ragazzi possa raccontare il passato, interrogare il presente e, soprattutto, prendere sul serio i suoi lettori.

Davide Morosinotto, Il rinomato catalogo Walker & Dawn, Milano, Mondadori, 2021; pp. 324

mercoledì 11 febbraio 2026

FAVOLE AL TELEFONO, IL CAPOLAVORO DI GIANNI RODARI

È diventato un classico della narrativa per l’infanzia ormai da diversi decenni: Favole al telefono è uno di quei libri che sembrano piccoli solo perché stanno comodamente in una tasca o sul comodino di un bambino, ma che in realtà aprono finestre enormi sul mondo, sul linguaggio e sull’immaginazione. Rodari lo pubblicò nel 1962 e l’idea narrativa alla base di questa raccolta è geniale nella sua semplicità: un padre sempre in viaggio per lavoro ogni sera chiama la figlia per raccontarle una storia brevissima – perché le telefonate costano care e lui, essendo un ragioniere, sta attento agli sprechi –. Da questo limite nasce una forza: favole rapide, fulminanti, costruite con poche parole precise, capaci però di restare impresse molto più a lungo di racconti ben più estesi. È qui che Rodari mostra tutta la sua grandezza di scrittore, maestro e pedagogista: non semplifica il pensiero, semplifica la forma, lasciando intatto lo stupore. Da Il cacciatore sfortunato a Storia universale, nelle settanta storie raccolte di questo libro troviamo città fatte di gelato, palazzi di caramelle, bambini che cambiano il mondo con una domanda imprevista, ma anche una costante attenzione alla giustizia, alla solidarietà, alla libertà di pensiero. Rodari non racconta favole per addormentare, ma per risvegliare la coscienza civile dei suoi piccoli lettori: ogni racconto è un invito a guardare la realtà da un’angolazione diversa, a non accettare le cose “perché si è sempre fatto così” ma a trovare il coraggio per fare la scelta giusta. Il linguaggio è limpido, ironico, mai condiscendente, e proprio per questo funziona con i bambini di ieri e di oggi, ma anche con gli adulti che hanno voglia di rimettersi in gioco come lettori. Favole al telefono è un libro che insegna senza dare lezioni, che diverte senza essere leggero, che educa senza mai risultare educativo in senso stretto. È una palestra di immaginazione, ma anche un manuale silenzioso di cittadinanza, perché nelle storie di Rodari il mondo può cambiare solo se qualcuno osa immaginarlo diverso. Rileggerlo oggi significa riscoprire il valore della parola breve, della fantasia come strumento critico e della letteratura come gesto quotidiano di cura, proprio come una telefonata serale fatta per non lasciare sola una bambina prima di dormire.

Gianni Rodari, Favole al telefono, Torino, Einaudi, 2011; pp. 213

martedì 3 febbraio 2026

IL GIORNO DELLA SPENSIERANZA? UN LIBRO PROPRIO… CUZZO

Nato a Cascina e laureato in Conservazione dei Beni Culturali all’ateneo pisano, Stefano Tofani lavora per il comune di Lucca ma ha esordito come scrittore fin dal 2013 con L’ombelico di Adamo. Per i tipi della Rizzoli, con cui l’autore toscano ha già pubblicato il romanzo Sette abbracci e tieni il resto con relativo sequel, Tofani ha di recente dato alle stampe la sua ultima fatica, che ha un titolo che è già tutto un programma come Il giorno della Spensieranza, che mette subito il gentile pubblico sull’avviso. Il motivo è evidentemente linguistico, in quanto la parola spensieranza suona strana perché, semplicemente, non esiste, infatti pare una versione strampalata di spensieratezza. Sembra niente, invece è la cifra riposta del libro, che sembra una versione fantasy di Non ci resta che piangere – indimenticabile commedia con ardito salto temporale nel MedioEvo da parte del mitico duo Roberto Benigni e Massimo Troisi, peraltro citata nel libro –. La storia prende avvio nei pressi di un maneggio dove due gemelli tredicenni davvero molto diversi l’uno dall’altra si trovano in groppa ai rispettivi destrieri: uno si chiama Luca, che ha una disabilità uditiva da sempre, l’altra è Gaia, che in contrasto col nome è malinconica dentro (infatti Luca l’ha ribattezzata Maiunagioia). Il primo è in crisi nera, la seconda si ritrova per l’ennesima volta a togliere dai guai il Minore, come da sempre chiama il fratello, venuto alla luce con quattro minuti di ritardo rispetto a lei… Comunque, scoppia un temporale e Luca e Gaia finiscono per ripararsi in una grotta dove si ritrovano intrappolati. Alla fine trovano un modo per uscirne ma, una volta all’aperto, scoprono ben presto che qualcosa non torna: i colori sono diversi, il sole brilla in modo troppo intenso, del maneggio non c’è proprio traccia e girano strani animali che fanno cose ancora più strane. La sensazione di non essere finiti in un mondo alternativo diventa una certezza quando incontrano gli abitanti del posto, che hanno sempre qualche dettaglio fisico che appare sghembo e parlano una lingua antiquata e piena zeppa di strafalcioni. I due gemelli sono finiti, per dirla con la parola più mitica del mondo in cui sono approdati, in un posto cuzzissimo che si chiama BC ovvero Brutta Copia – ci si potrebbe chiedere di che cosa ma sarebbe uno spoiler da evitare –. E come faranno i nostri eroi a tornare indietro dai genitori legittimamente preoccupati? Nessuna idea in merito, neanche a dirlo, e intanto qualcuno si è pure accorto dell’arrivo dei due giovanissimi protagonisti e li sta già cercando, magari con intenzioni non proprio tranquille… È Il giorno della Spensieranza, un romanzo fantasy di formazione per ragazzi raccontato dall’alternanza di due voci narranti – ovvero Gaia e l’indigeno Bernaldo (anche i nomi autoctoni suonano sghembi) –, una storia ricca di colpi di scena che parte come un presunto viaggio temporale che poi invece si rivela un salto in un vero e proprio mondo altro rispetto a quello che conosciamo, e che forse nella sua arretratezza tecnologica ha pure qualcosa da dimostrarci (o, chissà, ricordarci), magari per ritrovare quell’accogliente solidarietà umana che nel mondo contemporaneo abbiamo un po’ dimenticato, insieme alla gentilezza. Il tutto (se non fosse abbastanza) con una storia che praticamente di continuo ci fa notare la ricchezza della diversità, parlando al contempo di disabilità senza un briciolo di retorica. Insomma, davvero un bel libro, originale, educativo e molto divertente sotto il versante delle trovate linguistiche, dato che praticamente Tofani si è inventato di sana pianta una lingua vera e propria per l’ambientazione nel mondo BC. Insomma, un libro davvero cuzzo fino all’ultima pagina…

Stefano Tofani, Il giorno della Spensieranza, Milano, Rizzoli, 2025; pp. 238 

domenica 1 febbraio 2026

STORIE DI GIOVANI MOSTRI... GARANTISCE ASIMOV

Scrittore, saggista e divulgatore, Isaac Asimov (1920-1992) è noto in tutto il mondo per i suoi romanzi di fantascienza e per le sue riflessioni sulla scienza e sull’uomo, ma sorprende sempre per la sua capacità di osservare le trasformazioni interiori della specie umana con la stessa intensità con cui descrive galassie lontane e robot intelligenti. La raccolta Storie di giovani mostri, curata dallo stesso Asimov e pubblicata da Mondadori, si colloca in questo filone: dieci racconti brevi che, sorprendentemente, non parlano di vampiri, licantropi o creature fantastiche come ci si potrebbe aspettare dal titolo, ma di adolescenti apparentemente normali, che nascondono invece mutazioni interiori, anomalie genetiche o capacità straordinarie. È proprio secondo Asimov il cambiamento interno, la piccola rivoluzione che avviene nel corpo e nella mente, ciò che rende l’essere umano così unico e speciale su scala globale. A guidare il lettore in questo viaggio è Salve, addio, un racconto straordinario di Ray Bradbury, che apre la raccolta e rimane impresso per la sua struggente delicatezza: narra la storia di Willie, adolescente “eterno” costretto a cambiare continuamente famiglia adottiva, insegnanti, amici, prima di essere identificato come una sorta di fenomeno da baraccone. Bradbury racconta il dolore dell’inserimento forzato e l’incomprensione degli adulti con la stessa intensità poetica che lo caratterizza da sempre, e lo fa con uno stile avvolgente, capace di farci sentire ogni attimo della vita sospesa del ragazzo. Willie è al tempo stesso speciale e profondamente umano, un ponte tra l’ordinario e l’inspiegabile. Accanto a questo piccolo capolavoro, la raccolta propone altri racconti degni di nota, come Vietato l’accesso di Fredric Brown, dove la tensione è concentrata in poche pagine: un adolescente ci parla del suo gruppo di coetanei, addestrati (e mutati, tramite una sostanza chiamata Dattina) per colonizzare il pianeta rosso e diventare i primi marziani (e di ribellarsi alla madre patria terrestre). Oppure A che servono gli amici? di John Brunner, dove un umanoide denominato Buddy diventa il tutore del piccolo Tim. O Dai, cammina! di Zenna Henderson, il racconto che chiude la raccolta, che vede protagonista Taddeo, un bambino in grado di muovere oggetti con la forza del pensiero. Insomma, Storie di giovani mostri è un viaggio narrativo in un’umanità che muta e si evolve, un invito a guardare oltre le apparenze e a scoprire che il vero straordinario non è sempre mostruoso all’esterno, ma spesso si annida all’interno di ciascuno di noi. Dieci racconti che emozionano, sorprendono e restano nella memoria: una raccolta imprescindibile per chi ama la fantascienza con la profondità della letteratura breve, per chi cerca mistero e introspezione, e per chi sa che il mostro più affascinante talvolta è quello che cresce dentro di noi…

AA.VV., Storie di giovani mostri, a c. di Isaac Asimov, Milano, Mondadori, 2000; pp. 187 

CENTO RACCONTI DI RAY BRADBURY: LE STORIE SONO QUI...

Scrittore e sceneggiatore, l’americano Ray Bradbury (1920-2012) è stato uno degli autori più poliedrici e prolifici del Novecento, nonché uno degli innovatori del genere fantascientifico, a cui ha dedicato Cronache marziane e Fahrenheit 451, i suoi indiscussi capolavori romanzeschi, divenuti molto presto dei classici. Probabilmente però Bradbury ha realizzato al massimo il suo potenziale nella misura della narrativa breve, a cui si è dedicato durante tutto l’arco della sua lunga carriera. Da questo punto di vista la sua raccolta imprescindibile è quella assemblata dallo stesso autore per Knopf nel 1980, intitolata The Stories of Ray Bradbury, che raccoglie i suoi cento migliori racconti e che in Italia è uscita per i tipi della Mondadori con il titolo Cento racconti. Per usare le parole di Bradbury, si tratta di un libro da definire così: «I racconti sono qui. Ce ne sono cento, quasi quarant’anni della mia vita. Contengono metà delle verità sgradevoli sospettate a mezzanotte e metà di quelle gradevoli riscoperte a mezzogiorno». Il filo rosso di questo corposo volume, che cuce insieme le cento storie in esso contenute, è semplicemente la felicità che ne ha caratterizzato la composizione: Bradbury, per sua stessa ammissione, scriveva infatti per la bellezza insita nell’attività di comporre storie per il gentile pubblico dei suoi lettori, storie che spesso lo sceglievano come portale vivente per materializzarsi nel mondo e finire sulla pagina scritta. E sono storie diversissime, scritte con lo stile avvolgente e sorprendente che i fedeli fan dello scrittore americano hanno imparato ad apprezzare negli anni, spesso ambientate nelle sonnacchiose cittadine di provincia degli States, in viaggi temporali alla ricerca di terrificanti dinosauri, in mondi alieni dove una pioggia incessante consente di vedere il sole solo ogni sette anni, in torbidi specchi d’acqua che nascondono insidie mortali. Storie diversissime, spesso interpretate da personaggi altrettanto variegati: vampiri, robot, adolescenti apparentemente come tutti gli altri, fenomeni da baraccone e così via. Talvolta sospese tra un’insostenibile nostalgia per il bel tempo andato e squarci di fantastico allo stato puro. Roba forte, insomma. E scritta dannatamente bene. Le storie sono qui…

Ray Bradbury, Cento racconti, Milano, Mondadori, 2018; pp. 1380

giovedì 22 gennaio 2026

UNA STORIA DI SCUOLA: GARANTISCE ANDREW CLEMENTS

Pochi scrittori come Andrew Clements (1949-2019) sono riusciti a raggiungere livelli di eccellenza nell’ambito della narrativa di ambientazione scolastica, genere a cui l’autore originario del New Jersey ha iniziato a dedicarsi fin dai tempi del suo fortunato esordio con Drilla, poi seguito da una serie di romanzi costantemente circoscritti dalle mura di scuola, come Il gioco del silenzio, Uno per due e Il club dei perdenti. Non fa eccezione Una storia di scuola, uscito nel lontano 2001, un romanzo per ragazzi che racconta di come la dodicenne Nathalie abbia scritto per l’appunto un romanzo per ragazzi ambientato tra le mura scolastiche, ovvero una storia di scuola, esattamente come quelle che sua mamma Hannah si occupa di sistemare per la pubblicazione, dato che lavora come editor in una casa editrice di libri per ragazzi di New York. Il romanzo prende avvio con la lettura del romanzo dentro il romanzo, che s’intitola L’imbrogliona e ogni volta è segnalato dall’uso di caratteri tipografici diversi: ne leggeremo le prime pagine dalla prospettiva della sua prima lettrice, nonché migliore amica di Nathalie, ovvero Zoe. Quest’ultima trova il libro bellissimo e, assicuratasi che la sua amica sappia come terminarlo, decide di trovare a tutti i costi un modo per farlo pubblicare con due idee niente male: prima di tutto diventerà l’agente letterario di Nathalie, che dovrà nascondersi dietro un nome d’arte come tanti scrittori hanno fatto da sempre, compreso un pezzo da novanta della letteratura angloamericana del calibro di Mark Twain, all’anagrafe Samuel Clemens. La storia procede sul doppio binario della strada verso la pubblicazione del libro dentro al libro da una parte e dell’approfondimento sui sentimenti di Nathalie, che da piccola ha perso il padre in un incidente e ne avverte tremendamente la mancanza un giorno dopo l’altro, infatti la ragazzina ha messo da una parte i libri che lui le leggeva interpretando le voci dei personaggi e ha cominciato a scrivere storie sul computer paterno. Una storia di scuola è un gran bel romanzo di narrativa per ragazzi d’ambientazione scolastica e al tempo stesso il sogno che ogni scrittore in erba vorrebbe vivere attraverso tutte le fasi canoniche della pubblicazione di un libro, anche se la faccenda diventa davvero intrigante perché la viviamo dalla prospettiva di due dodicenni come Nathalie (la giovanissima scrittrice di talento) e Zoe (che è dotata della verve incantatoria di un grande agente letterario). Se già questo non fosse abbastanza, parallelamente il personaggio della protagonista acquista una struggente definizione grazie alla sottotrama della scomparsa improvvisa di un padre fantastico, che a lei ovviamente continua a mancare moltissimo e che forse le ha acceso dentro fin da piccola l’amore per la letteratura. L’happy ending, manco a dirlo, aleggia sulla vicenda fin dalle prime pagine, ma l’itinerario attraverso il quale Andrew Clements ci porta in fondo vale assolutamente il prezzo di copertina, anche perché lo scrittore americano conosce bene il milieu di cui ha deciso di narrare e lo tratteggia con dettagli di incredibile realismo.

Andrew Clements, Una storia di scuola, Milano, Rizzoli, 2016; pp. 191

OPEN: LA STORIA DI ANDRE AGASSI

Lui è Andre Agassi da Las Vegas, classe 1970, uno dei talenti più cristallini che abbiano mai giocato su un campo di tennis, uno sportivo ch...