Unanimemente
riconosciuto come uno degli autori contemporanei più innovativi della narrativa
breve, Raymond
Carver (1938-1988) pubblicò la sua prima raccolta, Vuoi star zitta, per favore?, nel 1976, in uno dei
momenti più difficili della sua esistenza tormentata, e non è azzardato pensare
che il successo quasi immediato del libro abbia contribuito in modo decisivo a
salvarlo, rimettendolo in carreggiata e aprendogli nuovi orizzonti narrativi.
La raccolta riunisce ventidue racconti che rappresentano in modo esemplare lo
stile scarnificato e personalissimo di Carver, autore che amava raccontare per
sottrazione le idiosincrasie della vita quotidiana dei suoi personaggi, uomini
e donne comuni, spesso pericolosamente in bilico sull’orlo del nulla, esposti
tanto alla perdita definitiva quanto a un recupero in extremis. Sono disoccupati che faticano ad arrivare alla fine
del mese, individui sull’orlo dell’alcolismo – o già precipitati dentro mani e
piedi –, coppie in crisi o incapaci di convivere, persone smarrite, prive di
prospettive e di appigli. Carver li segue con uno sguardo disincantato e
minimalista, registrandone i gesti minimi e i silenzi carichi di tensione lungo
giornate inconcludenti, che non lasciano presagire mutamenti positivi. La raccolta si apre con il
ritratto grottesco del freak al
centro di Grasso e si chiude con il manifesto
dell’incomunicabilità relazionale dell’ultimo racconto, che presta il titolo
all’intera raccolta. In mezzo affiorano autentiche gemme di minimalismo
narrativo come Vicini, spiazzante storia di una
coppia che, chiamata a badare alla casa dei propri dirimpettai, rischia di
perdersi nelle vite presunte degli altri nel tentativo di attribuire un senso
alle proprie, forse inesistenti (o insignificanti), oppure Loro non
sono mica tuo marito, un racconto di feroce crudeltà familiare,
o ancora il confronto teso e claustrofobico al centro di Si metta
nei miei panni, che oppone due coppie in un incontro carico di
disagio. Sono storie amare, in cui l’atmosfera spesso si taglia col coltello,
quando non risulta apertamente deprimente, ma che restituiscono al lettore
l’impressione di entrare in contatto con scorci di umanità più vera del vero,
un pregio che pochi racconti seppero offrire prima dell’irruzione di Carver
sulla scena letteraria. Vuoi star zitta, per favore? costituisce un punto di partenza ideale per scoprire
l’opera di uno dei più grandi scrittori di racconti brevi di sempre, anche per
una scelta coerente e programmatica: Carver fu infatti uno dei più convinti
assertori dell’idea che un buon racconto breve valga quanto una dozzina di
brutti romanzi. Non a caso, in carriera, scrisse solo racconti e poesie.
Raymond Carver, Vuoi star zitta, per favore?, Milano, Garzanti, 1992; pp. 237
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